A cura della Redazione

Frutti di mare coltivati nelle acque inquinate di fronte al porto di Torre Annunziata e pesca di frodo a foce Sarno: cambia un giudice, riparte da zero il processo ai presunti responsabili e si avvicina la prescrizione.  

Un vero e proprio affare, gestito da una rete di rivenditori all’ingrosso e al dettaglio, che portò anche a sei arresti da parte dei carabinieri del Nas di Napoli e della Compagnia di Torre Annunziata. Nell’inchiesta della Procura di Torre Annunziata erano finiti anche i titolari di altre pescherie al di fuori dei confini della città oplontina, che avrebbero messo in vendita i prodotti ittici che, secondo i rilievi dell’istituto zooprofilattico di Portici, erano nocivi per la salute dei consumatori.

A processo ci sono ancora Francesco Bruno, Gaetano Cirillo, Antonio Colasante (unico detenuto, ma per altro), Pasquale Grembo, Carmine La Rocca, Luigi Milano, Giuseppe Molinari, Giuseppe Paduano, Antonio Romano, Giovanni Somma e Salvatore Vernillo, mentre è deceduto nel frattempo Nunzio Salerno. Nella lista degli indagati, però, finirono 30 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al commercio di sostanze alimentari nocive e frode nell’esercizio del commercio.

Secondo l’accusa, il gruppo agiva anche per scongelare il pesce, che veniva rivenduto come fresco. Sotto la lente degli investigatori anche un venditore ambulante che si sarebbe rifornito di frutti di mare dai principali indagati.

Per catturare il pesce, con la tecnica illegale “a strascico”, veniva utilizzato, secondo l’accusa, un motopeschereccio, mentre Bruno aveva il compito di avvisare dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Il business riguardava in particolare le cozze coltivate illegalmente a largo del porto di Torre Annunziata, senza controlli, in un mare inquinatissimo, e poi rivendute senza passare per le vasche di stabulazione e, spesso, lasciate a mollo proprio in quelle acque torbide.

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