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La stagione a litigare

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
L’estate è già finita. Per fortuna. Non è stata una bella stagione, almeno per noi torresi. Non ci è stato risparmiato nulla, abbiamo vissuto perfino il brivido di una tromba d’aria sulla spiaggia, tanto per citare l’evento meno prevedibile che ha minacciato l’incolumità di chi aveva scelto la spiaggia di casa per trascorrere qualche ora a guardare il mare. Perché da noi il mare si vede, non si tocca, o non si dovrebbe toccare, per un divieto che dura da trentasette anni. Più o meno la metà della popolazione non ha mai potuto fare i bagni legalmente sul nostro litorale. Nel frattempo che cosa faceva la politica? Si mobilitava per porre fine a una vergogna insopportabile da accettare? No, litigava, anzi litigavano i suoi protagonisti, impegnatissimi in una quadriglia che ricordava i balli di corte. Anche se erano solo giochi di cortile. E’ stata l’estate del debutto per la raccolta porta a porta dell’immondizia. Una cosa normale in gran parte del Paese che qui è diventata un problema. Un finto problema, come spesso capita dalle nostre parti. Ho sentito l’elogio del cassonetto, il metodo sicuramente più maleodorante per smaltire i rifiuti casalinghi. Limitare l’esposizione della monnezza a poche ore, il tempo necessario per completare la raccolta in un quartiere poco più largo di un maxicondominio, più che un’evoluzione è stata considerata una punizione. Con un’inosservanza delle norme che ha toccato vertici da disobbedienza civile. Incivile, invece, è stato il ritorno di certi avvertimenti: colpi di pistola sparati sulla saracinesca di un caseificio, un codice di linguaggio che ha riportato l’orologio della paura indietro di qualche anno. Pericolosi segnali che vanno interpretati prestissimo per preparare le contromosse e per evitare anche solo la suggestione che possano ripristinarsi antiche gerarchie criminali. E’ stata, infine, l’estate delle polemiche nel pallone. Partita con la delusione dell’Italia, che ha negato ai suoi tifosi di appagare quella voglia di festa esaltata invece quattro anni fa, e proseguita nei confini cittadini con la guerra (finta) più inutile della storia. Ci siamo divisi tra vecchi e nuovi savoiardi. Eppure mancava proprio il presupposto della divisione: da un lato ricordi prestigiosi e una realtà inesistente perché la squadra non esiste più, dall’altra il lodevole tentativo (chiamiamolo ancora così) di ripristinare l’appuntamento domenicale allo stadio, altrimenti destinato a diventare solo un monumento alle memoria. Siamo stati capaci di litigare anche su questo, tanto per non perdere l’abitudine. Dimenticando che nella centenaria storia del calcio torrese anche altre volte il filo della continuità era stato riannodato attraverso rifondazioni e rinascite. Ora ci aspetta un autunno caldissimo. Saremo in foltissima compagnia, nessuna area dell’Italia sarà risparmiata. Ma non può essere una consolazione per nessuno. MASSIMO CORCIONE
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