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Senza la scuola ci giochiamo il futuro

Senza la scuola ci giochiamo il futuro
(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
Studenti e professori uniti nella protesta: in questo mondo che all’incontrario va succede anche questo. E’ l’effetto dei tagli che colpiscono tutti, anche l’attività di formazione delle future generazioni, un settore fondamentale nella scala delle priorità di uno Stato. E quello italiano ha necessità di una rifondazione profonda. Senza la scuola, tutti gli sforzi che stiamo facendo, come singoli, come famiglie e come piccole e grandi collettività, sarebbero vani; solo sacrifici senza futuro, insomma. Giusto una settimana fa parlavamo della scuola, lo facevamo a proposito della manifestazione organizzata per ricordare Michele Prisco. Occorre rafforzare le proprie conoscenze, anche quelle delle radici per raffinare la preparazione dei giovani, per renderla competitiva su un mercato che non si nutre solo anglicismi e di italiano storpiato. Qualche giorno dopo la celebrazione del passato, ecco la mobilitazione per il futuro, dei professori e dei cittadini di domani. Una staffetta perfetta. Così anche da una manifestazione di protesta possono arrivare segnali di ottimismo. Sembra quasi un paradosso, ma la consapevolezza del disagio e la volontà di combattere civilmente per cambiare sono significativi sintomi di vita. E a Torre Annunziata valgono doppio, indicano che ci si può risvegliare anche in una realtà assopita da anni, dove neppure la bandiera dell’anticamorra è riuscita a mobilitare la passione popolare. Qualcosa è cambiato? Il mio termometro personale in questi casi funziona poco e male, sono troppi i chilometri che mi dividono dalla mia città per sondarne gli umori più profondi. Sento ancora molto diffuso il senso di sfiducia, la resa strisciante, ma le immagini di quel corteo restituiscono un po’ di positività. Certo, sarebbe bello poter rispondere di sì, che tutto è cambiato, ma per ora accontentiamoci degli indizi. Il luogo comune della base sempre migliore del vertice che esprime lasciamolo a chi si ciba di retorica, noi torresi dobbiamo dimostrarlo sul campo. Restiamo ancorati nel mare della speranza, prima che si trasformi in realtà dovremo aspettare ancora. Anche perché non trascorre giorno che una nuova brutta notizia non ci investa. I litigi all’interno del Savoia confermano ciò che nel calcio è quasi una verità assoluta: la democrazia nella gestione è impossibile. Comanda (e paga) uno solo. La fortuna è trovare quello giusto. MASSIMO CORCIONE

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