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Droni e droga su Poggioreale: il nuovo sistema della camorra per rifornire i detenuti

Droni e droga su Poggioreale: il nuovo sistema della camorra per rifornire i detenuti

Un nuovo lancio con busta contenente tre smartphone, 200 grammi di hashish e 4 grammi di crack è stato recuperato vicino al carcere di Poggioreale. L’episodio, avvenuto all’ombra del Centro Direzionale, conferma l’uso sistematico di droni modificati per aggirare i controlli e mantenere i contatti tra l’esterno e i detenuti.

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Un drone con un filo di nylon al quale era legata una busta. Dentro 3 smartphone, 200 grammi di hashish e circa 4 di crack. È l’ultima spedizione finita fuori rotta, in strada e poi nelle mani nei Carabinieri piuttosto che in quelle di detenuti del carcere di Poggioreale. 

L’ennesimo rinvenimento nell’area che circonda il carcere a ridosso del Centro Direzionale. Non un episodio isolato, ma indicatore chiaro di un fenomeno ormai strutturato. L’uso dei droni è sempre più sistematico e consente alla criminalità di aggirare le misure di sicurezza penitenziaria e mantenere collegamenti illeciti con l’interno degli istituti.

Il dato più serio è proprio questo: non conta soltanto ciò che viene intercettato o precipita prima di arrivare a destinazione, ma ciò che questi episodi rivelano sul piano organizzativo. 

Un drone recuperato con droga o telefoni, oppure caduto durante il tragitto, dimostra che esiste una filiera capace di programmare il volo, predisporre il carico, scegliere i punti di decollo e sfruttare le vulnerabilità del contesto carcerario.

Già diverse inchieste dei Carabinieri, coordinate dalla DDA di Napoli, hanno documentato un sistema di introduzione di cellulari e stupefacenti nelle carceri attraverso i droni. 

E qui è emersa la capacità di modificare i velivoli per aumentarne prestazioni, carico utile e possibilità operative, fino a rendere più difficile il controllo dei sorvoli illeciti.

Parliamo di voli eseguiti di notte, partenze da terrazzi o da zone vicine cambiate spesso, droni potenziati capaci di volare più in alto del normale e utilizzo di carichi appesi con fili trasparenti o contenitori scuri. Tutti elementi funzionali a ridurre visibilità e tracciabilità operativa.
Caratteristica comune a tutti i dispositivi è quella di aggirare le no-fly zone e superare limiti operativi ordinari.

Rilevanti anche le figure professionali dei piloti o “dronisti”, persone con competenze specifiche chiamate a governare i voli e a rendere possibile la consegna del carico. Secondo quanto ricostruito nelle inchieste di DDA e Arma, si tratta di un ruolo ben remunerato: in un caso si parla di compensi tra 700 e 800 euro per operazione, in altri di 3mila euro a viaggio, mentre in un’intercettazione un pilota avrebbe vantato guadagni fino a 10 mila euro al giorno.

E Poggioreale e Secondigliano, in questa prospettiva, non sono soltanto luoghi in cui si registrano sequestri o rinvenimenti. Sono il punto in cui diventa visibile una trasformazione più ampia: uso di droni modificati, piloti specializzati e logistica flessibile raccontano come la camorra stia aggiornando i propri strumenti per superare distanza, muri e controlli, con un salto di qualità che merita attenzione.

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