A cura di Domenico Gagliardi

Interessante e di estrema attualità l'incontro promosso dall'Ordine dei Giornalisti della Campania sul tema dell'immigrazione, inserito nell'ambito del percorso di formazione continua obbligatoria della categoria.

"Migranti, buone pratiche e prospettive di integrazione" il titolo del seminario svoltosi lo scorso sabato presso l'oratorio della chiesa di Sant'Antonio di Padova a Trecase. Tra i relatori, il presidente dell'Ordine, Ottavio Lucarelli, il giornalista Carmine Alboretti, direttore della rivista MigrAngels, Don Federico Battaglia, parroco della chiesa di Sant'Antonio, il consigliere comunale di Trecase, Salvatore Napodano, e la dottoressa Teresa Morrone in rappresentanza dell'Agape Impresa Sociale, realtà del terzo settore che collabora con il CAS (centro accoglienza straordinaria) di Terzigno "Villa Angela - Il Rosone".

«Un tema attualissimo e delicato, sul quale il ruolo del giornalista diventa fondamentale per raccontare una realtà dalle mille sfaccettature», ha esordito Lucarelli. Salvatore Napodano, delegato dal sindaco Raffaele De Luca alla tematica immigrazione, ha sottolineato la vicinanza dell'Amministrazione comunale di Trecase al lavoro svolto egregiamente dall'Agape, «con la quale abbiamo inziato, come Comune, un percorso proficuo. L'integrazione - ha evidenziato Napodano - è stata oggetto di un progetto che il nostro Comune, tra i primi sul territorio, ha intrapreso con la Prefettura. Nella nostra comunità ci sono molti immigrati che si rendono utili venendo impiegati nella pulizia della Villa comunale, nella diserbatura e nella tinteggiatura delle pareti delle scuole. Il progetto sta dando i suoi frutti e l'impatto sul territorio è tangibile - ha spiegato ancora Napodano - Noi ospitiamo circa cento migranti su una popolazione relativamente bassa. Una percentuale elevata che comunque, contrariamente ai luoghi comuni, non comporta alcun tipo di problema con la popolazione autoctona. Siamo convinti che non esista solo un popolo trecasese ma un popolo tercasese-europeo, che fa dell'integrazione la sua bandiera. E' indubbio che ci sia bigogno di controlli ma ciò vale non solamente per l'immigrazione. Più che altro è necessario monitorare il business che troppo spesso inficia questo delicato settore. Per quanto ci riguarda - ha concluso Napodano - non esiste un problema "invasione" ma un impegno a lavorare per l'integrazione».

Teresa Morrone illustra quelli che sono gli aspetti peculiari di un «fenomeno difficile da regolare perché coinvolge esseri umani - dice -. Soprattutto donne e bambini. In Italia l'immigrazione non è solo Africa ma anche Romania ed Asia. Ciò contribuisce a rendere il nostro Paese una società multietnica. Il nostro lavoro - spiega - è quello di prepararci ad ospitarli e in particolare fare in modo che le nuove generazioni abbiano un diverso concetto, una differente percezione dell'immigrato: non un numero ma una persona da accogliere ed integrare nel tessuto sociale locale. Questa è la sfida più grande». Parlando del CAS di Terzigno, la Morrone evidenzia come «i richiedenti asilo debbano essere ospitati nella struttura per non più di sei mesi. Tuttavia, noi accogliamo richiedenti protezione internazionale addirittura per un periodo di 4 anni. Gli iter burocratici sono lunghi e complessi. Ecco perché il tema fondamentale diviene il binomio inscindibile accoglienza/integrazione».

«Spesso si parla senza avere l'esatta percezione di un universo complesso fatto di diritti e interessi - ha affermato Alboretti, che si fa portavoce dei valori del cristianesimo (e del cattolicesimo in particolare) di cui è fervente sostenitore -. Informare correttamente sul fenomeno, fuoriuscendo dagli stereotipi, significa formare le coscienze e diffondere la cultura del dialogo. Vogliamo riflettere sui migranti come risorsa alla luce del loro contributo. Sovente, l'opinione comune è che gli immigrati vengano qui per "rubare" il lavoro agli italiani. E' un falso mito. Quando non vengono "sfruttati" con il caporalato o non sono coinvolti nella tratta di schiavi o "impiegati" dalla criminalità, gli immigrati svolgono spesso e volentieri lavori poco qualificanti che gli italiani disdegnano. Uno studio ha rivelato che se non ci fossero studenti stranieri in Italia, tantissimi docenti italiani perderebbero la cattedra. L'immigrazione è un fenomeno sul quale si deve discutere rifuggendo da approcci semplicistici da campagna elettorale. Come operatori dell'informazione - ha argomentato Alboretti - bisogna evitare pericolose generalizzazioni. Gli immigrati non sono tutti terroristi e criminali, sebbene ci siano fra loro. Una informazione obiettiva priva di pregiudizi serve a non alimentare tensioni sociali. Spesso si dà una immagine distorta e negativa degli stranieri preferendo, invece, ignorare storie positive che non fanno notizia. Con la rivista MigrAngels noi vogliamo raccontare le belle storie di cui sono protagonisti gli immigrati sul nostro territorio. Ad esempio, la scorsa estate, molti di loro vennero utilizzati per lo spegnimento degli incendi sul Vesuvio. Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di persone costrette ad abbandonare il loro Paese. Serve - ha concluso Alboretti - un approccio umano nei confronti di un dramma epocale, senza tuttavia rinunciare alla prudenza. Ecco che dunque la parola chiave diventa "integrazione". E' questo il miglior argine contro terrorismo e xenofobia».

A chiudere il seminario, Don Federico Battaglia, che da quando è arrivato alla guida della comunità parrocchiale di Sant'Antonio ha improntato la sua missione pastorale sull'accoglienza e l'inegrazione dell'altro. «Già prima del mio arrivo - ha affermato - la Parrocchia era attiva da anni sul fronte dell'accoglienza. In campo ci sono i progetti "Minori per Migranti" riservato agli studenti delle scuole di Trecase. Gesù fu un migrante, come lo fu Mosè costretto a lasciare la sua terra e ad andare in Egitto per poi fare ritorno in Israele. Durante il suo continuo peregrinare, Gesù fu accolto nelle case degli amici. Accogliere, proteggere, integrare aiuta a promuovere la realizzazione delle persone. Noi facciamo tutto questo attraverso la musica, lo sport, la cultura. I migranti qui sono diventati una risorsa. E la band musicale MigrAngels è l'esempio più concreto di una esperienza di ricchezza straordinaria. La musica mette insieme, unisce. Cristiani, musulmani, senegalesi, camerunensi, nigeriani. Come Chiesa - ha concluso Don Federico - la scelta è semplice e convinta: stare con chi è emarginato, con chi viene scartato dalla società. Per questo dico, soprattutto ai giovani: il sabato sera, quando uscite, "adottate" uno di loro. Sarà una esperienza unica ed indimenticabile».

Per essere sempre aggiornato clicca "Mi Piace" sulla nostra pagina Facebook