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Pompei - Bartollo Longo, a novant'anni dalla morte il messaggio di Mons. Tommaso Caputo

Pompei - Bartollo Longo, a novant'anni dalla morte il messaggio di Mons. Tommaso Caputo

Il Capo della Chiesa mariana si rivolge alla comunità pompeiana

Aggiornato il (2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

«Per una Città e una Chiesa ispirate alla fede e alla carità». È il titolo della lettera che l’Arcivescovo Prelato di Pompei Tommaso Caputo ha inviato alla comunità pompeiana nel 90° anniversario della morte di Bartolo Longo, che è stato il fondatore morale della città di Pompei ma soprattutto il promotore di opere sociali incisive e per quei tempi innovative (come il convitto per i figli dei carcerati). Alcune di quelle iniziative sono tutt’oggi in piena attività.

L’occasione, fa presente il Prelato, è importante per riflettere sul profilo di un grande personaggio che è stato un innovatore ed oggi appare ancora moderno sotto molti aspetti. La sua storia personale è legata alla fondazione della “Nuova Pompei” distinta da quella “antica” preservata nel parco archeologico. La “nuova” città, un secolo fa, era un territorio desolato e miserabile. Il Beato Bartolo Longo l’ha trasformata in “Città di Maria” immettendola su un percorso privilegiato.

«Tutta l’Opera di Bartolo Longo è ora nelle nostre mani». E’ il cuore del messaggio di Monsignor Caputo, che ha proposto ai pompeiani un protagonismo esemplare, «perché la sfida che animò il Beato non si è conclusa, anzi essa è ancora più attuale che mai perché la Nuova Pompei, pur costruita con i mattoni della fede, non è un mondo a parte».

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Altri elementi di riflessione dell’opera di Bartolo Longo sono la sua continuità nel tempo, il distacco dai beni materiali e la sua libertà di spirito. Le opere di Carità coronano ancor oggi di grandezza morale il Tempio mariano nelle risposte concrete alle emergenze sociali, anche se esse si sono in parte trasformate con il cambiare dei tempi.

La Chiesa di Pompei, con i suoi centri diurni, le sue case famiglia e le altre comunità che assistono i minori, i diversamente abili, gli anziani, le donne e gli adolescenti in difficoltà, gli ex tossicodipendenti, i poveri ed i migranti, è «la prima e più diretta “erede” di una tale vocazione, che custodisce e rinnova giorno per giorno ai piedi dell’Altare della Beata Vergine del Rosario. Particolarmente in quest’anno del Giubileo della Misericordia», ha concluso l'Arcivescovo.

twitter: @MarioCardone2  

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