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Pompei - Scavi, inaugurata la mostra "Il corpo del reato"

Pompei - Scavi, inaugurata la mostra "Il corpo del reato"

Esposizione di 170 reperti recuperati negli anni e sottratti al patrimonio archeologico

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

«Una eccezionale sinergia tra diversi rami dell’amministrazione statale ha consentito di recuperare reperti sottratti illegalmente al patrimonio archeologico meridionale e segnatamente a Pompei ed ai monumenti vesuviani della Roma Antica».

Le parole sono del soprintendente Massimo Osanna, durante l'inaugurazione della mostra "Il corpo del reato". In esposizione il “bottino” formato da ceramiche, crateri statue, depositi votivi e falsi archeologici restituiti alla comunità civile, e che rappresenta un inedito anche se solo una piccola testimonianza dell’enorme esproprio che la criminalità, organizzata o meno, compie continuamente ai suoi danni.

Ora finalmente 170 reperti sono tornati nelle disponibilità del patrimonio di Pompei, esposti nelle vetrine dell’Antiquarium (l’anticamera degli Scavi di Pompei).

Si tratta di oggetti che erano parte del commercio clandestino diretto a soddisfare le richieste di collezionisti ed antiquari senza scrupoli.

«Certe cose o si fanno in un giorno solo o non si riesce a realizzarle neanche in 100 anni». Ha spiegato Carlo Spagna, magistrato delegato all’ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Napoli, che insieme ad Osanna ed al direttore generale del Grande Progetto Pompei, Luigi Curatoli, ha presentato alla stampa la splendida mostra di reperti archeologici recuperati nel corso degli anni grazie al lavoro congiunto delle Forze dell’Ordine e della Magistratura.

I "pezzi" sono frutto di sequestri operati su tutto il comprensorio archeologico di Pompei tra il traffico di ricettatori e gli scavi clandestini. L’ufficio “Corpi di Reato” del Tribunale di Napoli ha destinato gran parte degli oggetti recuperati, che hanno un grande valore archeologico, alla mostraaperta presso la Soprintendenza di Pompei. Altri reperti sono ancora esposti nel “Museo Criminale” presso il Ministero di Giustizia.

Tra essi spiccano alcuni “falsi archeologici” che sono manufatti destinati a trarre profitto dall’ingenuità di collezionisti che (ieri come oggi) hanno molto denaro da spendere ma scarsa preparazione culturale.    

twitter: @MarioCardone2 

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