A cura di Mario Cardone

«Pompei è il luogo che meglio di ogni altra parte del mondo rappresenta il punto d’incontro del modo di fare il vino da parte dei greci e quello da parte dei latini». La dichiarazione del docente universitario della Federico II di Napoli, Pietro Mastroberardino, che ha ricordato l’antica tradizione della sua famiglia, che operava già sotto i Borbone sul territorio campano, ha tracciato il percorso di un’iniziativa virtuosa che ha 20 anni di vita dal momento che il primo vitigno a Pompei fu impiantato nel febbraio 1997.

Un ventennio dalla collaborazione tra la Soprintendenza archeologica di Pompei e la prestigiosa casa vinicola avellinese - la Mastroberardino, per l'appunto - che ha portato alla produzione del “Villa dei Misteri”, un mix di Piedirosso e Sciascinoso (ma è stato programmato un blend - miscela - comprensivo di Aglianico per consentire un maggiore invecchiamento) contenuto in un numero limitato di bottiglie che rappresentano un trofeo di prestigio della cultura enogastronomica tricolore.

La validità di rapporto di collaborazione vincente tra pubblico e privato, è stata messa in evidenza anche dal direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ricordando il contributo del Laboratorio di Ricerche Applicate degli Scavi che con la compianta Annamaria Ciarallo assegnò progressivamente nel tempo 15 appezzamenti di terreno agricolo (già prima condotti a vigneti) alla ditta Mastroberardino.

In tutto poco più di un ettaro con la resa di 30 quintali d’uva. «Poca uva ma una marea d’informazioni scientifiche». Commenta a questo punto Piero Mastroberardino, che ha annunciato l’istituzione di borse di studio al fine di approfondire le rese in termini di quantità e  qualità delle uve vinifere raccolte e l’argine difensivo dei vigneti pompeiani dagli attacchi dai parassiti, costituito dagli antichi fondi vulcanici, spiegando che coesistono in essi (con recenti filari) piante franche di piede risalenti ad epoca pre-filossera, mentre la messa a dimora di nuove viti sui fondi del Parco Archeologico di Pompei presenta fasi di complessità a causa alle certificazioni di massima sicurezza necessarie per nuovi impianti franchi di piede.

Da parte sua Osanna non ha mancato di far riferimento, ancora una volta, alle recenti scoperte (che ritiene di estrema importanza) fatte sul Tempio extra moenia del Fondo Iozzino. Si tratta di numerose coppe, scavate insieme ex voto con scritte etrusche che dall'esame scientifico dei liquidi da esse contenuti hanno confermato essere state coppe da vino.     

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