A cura di Mario Cardone

«Ad un anno esatto da quel giugno 2017, lasciatemi almeno dire grazie. Ai miei consiglieri, ai miei assessori, ai dirigenti, a tutti i dipendenti e cittadini del Comune di Pompei. Non deluderò le vostre aspettative. Questa città sarà quella che abbiamo sempre sognato». E’ la conclusione del post su Facebook del sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, che ha spento la prima candelina dal suo insediamento a Palazzo de Fusco. Amitrano ha confessato emozioni, entusiasmi ed aspirazioni di un cittadino che è stato chiamato dalla politica ad assumersi «responsabilità di un impegno enorme».

Ma «io non temo le sfide e come quella notte (quella delle elezioni, ndr) ho tenuto e terrò sempre la testa alta». Complimenti signor sindaco! verrebbe da replicare. Solo che le sfide della vita uno, a parte il non temerle, poi è chiamato a vincerle o perderle, il che, oggettivamente, è tutta un’altra cosa. Per farla breve, il sindaco di Pompei non ha fatto un solo esempio, nel suo breve discorso ai cittadini, riguardante un’iniziativa amministrativa che ha intrapreso e portato a termine nel consenso generale.

Amitrano si è aggiudicato la carica di sindaco insieme ai rilevanti problemi finanziari dell’Ente comunale che dirige da un anno. Questa è la verità. E' anche vero che nel frattempo le cose sono migliorate grazie al ticket bus ed alla tassa di soggiorno (istituiti durante Amministrazioni precedenti) ed al forte esodo di personale. Ne deriva che Amitrano è dovuto rimanere fermo riguardo alle iniziative che comportano spesa (come il rifacimento del tessuto stradale). Il problema è che lui, «nella sua partita della vita», non ha indossato ancora le scarpette perché, come gli hanno replicato sui social numerosi concittadini, non ha avviato iniziative positive neanche in quei comparti dell’Amministrazione che non avrebbero comportato spese aggiuntive ma sarebbe bastato far funzionare (con i controlli opportuni) i servizi esistenti e regolarmente pagati dai contribuenti pompeiani.

Dalla difesa dell’ambiente (specie nelle periferie) ai controlli della legalità su traffico, attività commerciali ed urbanistica; dalla trasparenza al contrasto alla corruzione, l’elenco sarebbe lungo. «I bilanci li faremo alla fine del cammino», promette Amitrano. Ma il rischio per i cittadini contribuenti è di trascorrere altri quattro anni dovendo continuare a respirare i fumi inquinati dei roghi illegali di rifiuti nelle periferie insieme ai miasmi che arrivano dal fiume Sarno e peggiorare con le allergie a causa delle erbacce che arrivano ad un metro da terra. Per risolvere questi problemi basterebbe richiamare all’attività i responsabili e non limitarsi a ringraziarli con un formalismo che non serve a cambiare la qualità della vita dei pompeiani.

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