A cura di Mario Cardone

Protrarre nel tempo gli equilibri esistenti è il sistema migliore per il sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, per salvare la poltrona (o almeno farla durare il più a lungo possibile) dagli attacchi di chi dentro e fuori la maggioranza trama per il "tanto peggio tanto meglio".

Non è facile per il primo cittadino far finta di nulla riguardo al disimpegno praticato da tempo da alcuni suoi stretti collaboratori nell’esecutivo pompeianao, che sfruttano ogni espediente per esporsi il meno possibile in una partita che presenta troppe responsabilità, sbilanciate rispetto ai vantaggi e alle gratificazioni. Nello stesso tempo il suo vicesindaco si è disimpegnato su una recente iniziativa occupazionale, avversata dalla sua fazione politica, dimostrando di nutrire solidarietà con chi gli ha fatto avere l’incarico e non con il sindaco di Pompei che è (o dovrebbe essere) anche il capo della coalizione di maggioranza e della stessa componente pompeiana del Partito Democratico (considerato che non è stata mai nominata una segreteria cittadina per cui resta oscura e contraddittoria la sua stessa leadership).

Al contrario, la divisione interna alla maggioranza si alimenta proprio dal Pd locale, che ha in serbo la carta da giocare del sindaco di riserva (prima "trombato" ora 'restaurato") nel caso in cui la maggioranza di coalizione (e non di partito) provi a sostituire il vicesindaco con un nominativo che starebbe a cuore a Bartolo Martire (indovinate quale) non solo per affinità sentimentale ma per il motivo che un rimpasto del genere comporterebbe lo sganciamento totale dell’amministrazione comunale mariana dalla leadership di Mario Casillo, considerata da Martire (e, a quanto pare, adesso anche dallo stesso sindaco Amitrano) più un vincolo che un’opportunità per l’amministrazione comunale di Pompei.

Troppa carne a cuocere, insomma, meglio il mantenimento degli equilibri. In questo modo ognuno resta al suo posto il più a lungo possibile… partire dallo stesso Pietro Amitrano.