A cura di Mario Cardone

Dal restauro alla prevenzione. Si evolve la tutela del Parco Archeologico di Pompei grazie alla continua evoluzione della tecnologia computerizzata e alla struttura d’avanguardia scientifica di cui è dotato.

Parliamo del Laboratorio di Ricerche applicate, fondato dalla mitica Anna Maria Ciarallo come avamposto del CNR per l’analisi dei reperti e la soluzione delle problematiche scientifiche di varia natura che vengono affrontate grazie a professionalità e strumentazioni adeguate.

E’ interessante notare come le conoscenze che ci arrivano grazie alle analisi dei reperti archeologici di Pompei si evolvano di pari passo alla predisposizione di strumentazione diagnostica innovativa.

Nell’ambito di questa cornice culturale, si pone l’annuncio su Facebook da parte di Bruno De Nigris, architetto e funzionario del Parco Archeologico di Pompei, sul comparto Diagnostico del Laboratorio di Ricerche Applicate che segue il territorio archeologico del Parco allo stesso modo con cui un medico curante segue e tutela la salute di un paziente anziano con periodici checkup, al fine di prevenire i mali per curarli in anticipo con maggiori probabilità di ottenerne la guarigione.

E’ con questa filosofia che opera la sezione del Laboratorio di Ricerche applicate di Pompei nella diagnosi per la conservazione di strutture antiche con strumentazione di laboratorio e portatile che non abbiano conseguenze “invasive” sul delicato territorio archeologico circostante.

La tecnologia digitale applicata ai Beni Culturali opera per stratificazioni di immagini legate a sensori con lunghezze d’onda che mettano in evidenza il visibile e il non visibile al fine di raccogliere dati non percepibili all’occhio umano ed anticipare gli interventi di necessità. “Si tratta di intervenire con la strumentazione dell’ospedale da campo per evitare i codici rossi”, spiega efficacemente l’architetto De Nigris.