A cura di Mario Cardone

Emerge dai social la duplice valenza del femminile nell'immaginario dell’occidente illustrata da numerosi e significativi reperti del Parco Archeologico di Pompei, alcuni tirati fuori dai magazzini altri arcinoti ai visitatori. Parliamo di alcune famose teste di statue, medaglioni ed affreschi raffiguranti personaggi femminili, oltre a gioielli di ogni tipo, spille, specchi, pettini, spatole e altri utensili per la cura della bellezza. Inoltre contenitori di unguenti, affreschi raffiguranti figure muliebri alate, cassette di medicinali, strumenti chirurgici, teste di menadi e di meduse, e una tabella defixionis in cui una donna lanciava maledizioni alla rivale in amore insieme ad amuleti di divinità femminili ed elementi connessi alla fertilità della domus in una mostra che resterà aperta fino a novembre nel museo di villa D’Este a Tivoli.

Lo spirito ambivalente della donna (da rassicurante simbolo della maternità ad ambigua forza della natura) mette in luce aspetti sorprendenti della dicotomia tra pace familiare ed imprevedibile forza della natura. La mostra è stata allestita presso l’Antiquarium del Santuario di Ercole Vincitore con l’esposizione di gioielli, oggetti ed affreschi provenienti nel Parco archeologico di Pompei.

L’arco di tempo interessato va dalle forme classiche alle suggestioni (e alla rivoluzione di genere) del contemporaneo in una mostra curata da di Andrea Bruciati, Massimo Osanna e Daniela Porro che restituisce spessore e poliedricità a figure femminili emblematiche, liberandole dagli stereotipi in cui le aveva relegate la storia. E’ stato ricostruito con reperti museali (come quelli del Parco Archeologico di Pompei) la fascinazione della donna, cogliendone interessanti aspetti del suo universo attraverso figure mitiche ed evocative. Il progetto voluto dal direttore generale Massimo Osanna contribuisce al racconto antico del fascino e della forza generatrice della sfera femminile, molto ben rappresentata dalle testimonianze pompeiani.