A cura di Mario Cardone

E’ positivo il bilancio del jazz.it festival a Pompei. Questa volta ci riferiamo alla musica (non alla sociologia) che ha animato l’amicizia tra i pompeiani e tanti artisti che sono arrivati da fuori ed accolti in un clima che caratterizza il territorio vesuviano.

“Vanni dovresti tornare almeno una volta al mese”. E’ l’attestato di stima che arriva da tanti pompeiani al creativo romano, che invece da ora in poi “seminerà” altrove la sua filosofia sociale che ha una marcia in più perché vola sulla musica jazz. Sono arrivati lusinghieri attestati di stima, come quello della Commissione Cultura della  Camera dei deputati del Parlamento italiano che è venuta a rendere omaggio al drappello di volontari che, insieme a Vanni, si sono impegnati a dar fiato a Pompei.

La musica è stata bella. Di un livello eccezionale. Esemplare nell’esecuzione, esaltata dalla passione giovanile dei musicisti (anche di quelli che per età anagrafica più giovani non sono). Un bravo all’organizzazione e bisogna complimentarsi con le forze dell’Ordine per la qualità del servizio e soprattutto per la professionalità con cui è stato espletato grazie anche all’incomparabile regia della dirigente P.S. Stefania Grasso.

Ma torniamo alla qualità della musica (e dei musicisti) e al modo con cui si sono integrati nella comunità locale. Dal bistrot “Le Lune di Pompei”, dove, grazie alla cortese accoglienza, abbiamo assistito a diverse esibizioni di ottima fattura di band del fine settimana in jazz, ci ha colpito la fiaba musicale, “recitata” dalla band Stefania Paterniani & Friends,  con la straordinaria collaborazione artistica di quattro bambini pompeiani. E dai bambini riparte l’eredità (economica e morale) dell’iniziativa Jazz.it di Luciano Vanni. Il tesoretto di circa seimila euro di competenza locale, sulla base delle sottoscrizioni e sponsorizzazioni raccolte da destinare all’apertura di una ludoteca a Pompei, prevede, nella fase iniziale, un progetto itinerante basato sulla formazione dei bambini di Pompei, privilegiando, magari quelli delle periferie.

Itinerante è soprattutto la musica jazz (creativa e contaminata) che nelle varie località e date diverse (specie del periodo estivo) ha creato un popolo di nuovi nomadi che si si muove seguendo l’onda della musica e con lo spirito di fratellanza umana in un mondo che diventa sempre più piccolo per cui nessuno ha  titolo di proclamarsi “padrone di casa”.