A cura di Mario Cardone

Resterà visitabile fino al 22 luglio la Casa della Caccia antica nel Parco archeologico di Pompei. Una domus che nell’ambito del GPP ha registrato un’esemplare collaborazione tra l’Università degli Studi di Torino, il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” e il Parco Archeologico Pompei nello studio, analisi, conoscenza, valorizzazione e conservazione della Domus della Caccia Antica. La prima fase progettuale ha riguardato gli apparati decorativi e il pavimento mosaicale del tablinum.

E’ stato studiato lo stato di conservazione al fine di comprenderne le cause del degrado, studiando anche le modalità degli interventi precedenti. Studi che hanno consentito mirate iniziative conservative a cui si è affiancato nel 2017 il progetto “Da Pompei a Venaria”. Mirante alla conoscenza e valorizzazione della Casa della Caccia antica allo scopo di promuoverne la ricerca interdisciplinare tra archeologi, architetti, e storici dell’arte e analisti delle cause di degrado (chimici, geologi, fisici, biologi), nonché informatici.

La documentazione è servita a ricostruire la storia costruttiva della struttura muraria riconoscibile alla seconda metà del II secolo a.C. identificando varie fasi costruttive e di ristrutturazione successive fino agli interventi seguiti al terremoto del 62 d.C. Si sono inoltre avviati rilievi ed una campagna di riprese fotografiche, finalizzate alla rilevazione della Domus in 3D. Nell’ambito delle attività didattiche del Corso in Conservazione e restauro dei beni culturali, sono stati avviati interventi di restauro su affreschi, sculture, arredi, vasi, strumenti e calchi di arredi. La domus risale al II sec. a.C., è a pianta romana con ingresso, atrio e tablinum, posti su un solo asse, anche se è meno grande specie nella parte retrostante. E’ conosciuta per affreschi di quarto stile realizzati poco prima dell’eruzione e restaurati nel 2016, tra i quali due quadretti mitologici dell’ambiente centrale che affacciano sul giardino. Il mito raffigurato riguardano il dio Apollo, una Ninfa, Diana e Atteone. Quest’ultimo è un cacciatore che fu trasformato in un cervo dalla dea per averla guardata fare il bagno nuda. Questa è un’interpretazione prevalente del mito (che come tutti i miti greci ha cento altre versioni diverse) legato al senso di difesa della pudicizia tipico della dea greca Artemide (Diana) protettrice delle vergini. A dirla in breve un cacciatore voyeur (o più volgarmente guardone) fu trasformato in un animale cornuto e divorato dai suoi stessi cani. Qualcuno chiederà: quale è stato il ruolo di Apollo? La risposta comporta un’altra interpretazione del mito legata ad uno scatto di gelosia del gemello di Artemide. La scena di caccia, che ha dato il nome alla casa, è ubicata nel peristilio e si presente purtroppo scolorita perché non è preservata a dovere (nel tempo) dalle insidie meteoriche.