A cura di Mario Cardone

È necessaria imparzialità e trasparenza nella realizzazione dei progetti con impatto urbanistico sulla buffer zone di Pompei. Alla progettualità urbanistica dell’Ente Autonomo Volturno, motivata con l’eliminazione di quattro passaggi a livello e il collegamento tra centro storico di Pompei (palazzi monumentali di piazza Bartolo Longo e della cittadella mariana a lato del Santuario) con l’area nord, confinante con il Parco del Vesuvio, si annette quella che riguarda l’intervento che prevede la realizzazione di un hub ferroviario tra i binari della Ferrovia dello Stato e quelli della Circumvesuviana. Un complesso di lavori pubblici di un centinaio di milioni di euro che ridisegna parte del tessuto urbanistico di Pompei (segnatamente nel circuito viario sensibile intorno al Parco Archeologico) con interventi dai lacci del Piano Urbanistico Comunale, lasciato a marcire nella polvere degli scaffali dell’ufficio tecnico.

La normativa urbanistica è notoriamente articolata e per alcuni versi contraddittoria mentre i professionisti di settore sono spesso bravissimi (non solo a Pompei) a ricordarla agli altri ed ancora più bravi ad aggirarla quando serve. Cosa che succede nel privato e purtroppo anche nel pubblico, perché chi è investito di autorità morale e civile dovrebbe essere di esempio agli altri prima di controllare il loro operato.

Resta il problema delle regole e dei controlli degli interventi, nonché del loro impatto sulla tutela del paesaggio di un territorio interessato alla valorizzazione di un monumento archeologico che è patrimonio dell’umanità e che può con il suo indotto portare beneficio a larga parte della Campania. Ci riferiamo, nello specifico, non alla catena di vincoli e cavilli ma a regole elementari della difesa di ambiente e paesaggio. La questione viene posta nel momento in cui da parte delle Autorità di tutela dei Beni Culturali e dello stesso ministro in carica riscontriamo una severa censura su progetti privati (come la famosa ruota panoramica) mentre manca un riscontro ad una nota dell’Altra Italia Ambiente del 5 gennaio 2018, in cui viene criticata la costruzione di una palazzina direzionale in cemento armato nella pineta divisa da via Plinio solo dal muretto di recinzione che ha la cubatura (la nota dice maggiore) sostitutiva di quella delle preesistenti officine a piano terra.

Tra l’altro, una ruota panoramica è mobile, una costruzione di tre piani no. Parliamo di un edificio sito ad una trentina di metri di distanza dalle mura dell’Antica Pompei. Costruito in prossimità dell’ingresso dei teatri si eleva per due piani oltre le ex officine e le case demaniali abbattute. Ora, senza intrattenerci sulle argomentazioni tecniche della citata nota, appare al cittadino medio (e al turista) difficilmente giustificabile l’altezza dell’edificio destinato a sostituire gli uffici di Villa dei Misteri (tutti a piano terra) se non con la costruzione all’ultimo piano, con veduta panoramica a 360° sulla Pompei Antica, del mega ufficio del direttore generale. A fronte di questo privilegio esclusivo è stata sacrificata la vista oltre il recinto del Parco, la vista delle mura antiche dalla passeggiata archeologica da via Plinio e quella dei Monti Lattari dal fondo del Teatro Grande. Giusto per aggiornare le notizie sulla costruzione di questo edificio già contestato dall’opinione pubblica, bisognerebbe sapere quali sono i motivi sospensivi del collaudo (non effettuato durante l’interim della dottoressa Alfonsina Russo) e quali sono gli scopi tutt’ora all’origine di una variante (all’origine calcolata un milione di euro, successivamente ridotta a 400 mila euro) relativamente al progetto originario di Invitalia.