A cura di Mario Cardone

"Il sindaco di Pompei ha il cuore buono, non prenderebbe mai risoluzioni contrarie alla salute degli ospiti dell’Ospizio di Pompei". Il messaggio parte dalla conferenza svoltasi giovedì 12 settembre a Palazzo de Fusco in cui la stampa (tre giornalisti presenti in tutto che hanno dialogato col primo cittadino Pietro Amitrano e il suo vice Massaro oltre che col dirigente Sorrentino e tre consiglieri comunali di maggioranza), convocata per approfondire gli argomenti alla base della sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso contro lo sgombero (termine che non piace ad Amitrano ma che viene utilizzato anche nella sentenza del Tar) perché manca il “fumus boni iuris” e soprattutto perché prevale su ogni altra considerazione la necessità di tutelare i 30 ospiti della Casa di Riposo Borrelli dal pericolo d’incolumità pubblica e integrità fisica degli anziani a causa dell’insicurezza del fabbricato in cui risiedono.

Al momento la vicenda della messa in liquidazione della società Aspide, con le sue conseguenze compreso il licenziamento del personale operativo, presenta elementi di complessità a causa del contestuale trasferimento dei suoi ospiti anziani di cui non sono state annunciate le modalità, che saranno stabilite da un comitato sull’Ordine Pubblico che non è stato ancora convocato mentre la riunione di ieri, presieduta da Aldo Mennella presso la Questura di Napoli, ha avuto (probabilmente) esclusivamente carattere interlocutorio. Difatti non è chiara la prospettiva della vicenda che presenta risvolti imprevedibili tra soggetti con interessi contrastanti che rischiano di implodere distraendo l’opinione pubblica dalla questione che ha la priorità assoluta: tutelare l’integrità fisica e psicologica di 30 anziani “ospiti insistenti” della Casa Borrelli nel delicato “sgombero” che a questo punto appare ineluttabile, nonostante l’opposizione dei comitati dei cittadini a difesa dell’Istituzione pompeiana fondante della storia locale.

L’Amministrazione di Pompei ha lanciato in conferenza stampa la proposta di spostare i 30 anziani dalla Casa di Riposo gestita dall’Aspide - in fase di liquidazione - presso la comunità tutelare privata di Punta Paradiso coesistente nella medesima Pompei. Servirebbe la collaborazione delle famiglie, da parte sua l’Amministrazione di Amitrano si dichiara disponibile (in forma non precisata) a valutare caso per caso al fine di agevolarne (anche economicamente) la delicata operazione.

Sta di fatto che la tutela economica integrale (vale a dire l’accollo da parte del Comune di Pompei della differenza tra le due rette per il periodo necessario della ristrutturazione della palazzina Borrelli) competerebbe esclusivamente agli ospiti dell’Ospizio di origine pompeiana. Per gli altri la competenza sarebbe dei rispettivi Comuni di residenza. Una complicazione non di poco conto mentre appare evidente che le Istituzioni sono intenzionate a non rendere pubblica la strategia riguardo le mosse future: sia per quanto concerne la data e le modalità del trasferimento dei nonnini da una struttura all'altra, sia per quanto attiene alle sanzioni e provvedimenti che scaturirebbero dalla denuncia presentata dal Comune di Pompei contro il personale licenziato, che avrebbe occupato Casa Borrelli per difendere il posto di lavoro.

Risulterebbe di conseguenza evidente che i dipendenti della cooperativa Impronta (accreditata presso l’Ambito) non hanno potuto sostituirli nell’assistenza su base provvisoria, fino al trasferimento effettivo dei nonnini. La denuncia presentata alla Pubblica Sicurezza a firma del dirigente dei servizi sociali (Sorrentino) contesta agli stessi operai licenziati lo stato di occupazione fuori legge della palazzina comunale e l’interruzione di pubblico servizio. Al momento, ai componenti della dirigenza comunale non è permesso entrare. Il liquidatore dell’Aspide, Crescitelli, lamenta, in una nota, questo dato di fatto che aumenta la tensione generale che a questo punto prevede risvolti fuori controllo a partire dallo stato d’animo degli anziani che hanno dichiarato pubblicamente che per la tensione non stanno più dormendo la notte.