A cura di Mario Cardone

Qualsiasi opinione politica si abbia riguardo all’operazione di sgombero di oggi (25 settembre) della Casa di Riposo Borrelli di Pompei, è indubbio che è stata scritta una triste pagina della storia della città, che registra il fallimento del suo ceto dirigente che ha dimostrato di non essere all’altezza dell’eredità economica (e morale) che gli era stata lasciata.

Oggi (25 settembre) è scattato il blitz concertato a tavolino che come tale doveva essere: improvviso. Anche se lo sgombero della palazzina dagli anziani-ospiti e dagli operatori, che nonostante licenziati hanno resistito fino ad oggi sul posto di lavoro, era nell'aria. Difatti la Casa di Riposo “Carmine Borrelli” di Pompei avrebbe dovuto, secondo il deliberato del consiglio comunale, essere stata “evacuata” entro il 7 agosto con il trasferimento degli ospiti presso altre strutture similari del territorio per il periodo necessario dei lavori ad opera dell’Ente Autonomo Volturno. Vale a dire l’abbattimento della cappella (e relativa ricostruzione sul lato opposto) e contestuale messa in sicurezza della palazzina di via Lepanto, dichiarata instabile da una perizia tecnica commissionata dall’Ufficio Tecnico Comunale di Pompei.

L’edificio che fino ad oggi ha ospitato anziani, per la maggior parte non residenti a Pompei, è stato lasciato in eredità insieme ad altre proprietà immobiliari dalla signora D’Arienzo ai poveri della sua città, al fine di assicurarne una tranquilla vecchiaia. La resistenza posta in essere da parte dei comitati ha fatto slittare l’evacuazione mentre per porla in essere il Comune di Pompei ha chiesto l’intervento della Prefettura di Napoli che ha prudentemente atteso che si raffreddassero gli animi, successivamente è partito il blitz con cui nella prima mattinata è stato blindato il tratto di via Plinio che conteneva l’Ospizio mentre un nucleo organizzato di forze di Pubblica Sicurezza, coordinato dal Comando locale e dalla Questura di Napoli, ha messo in atto il trasferimento di 27 anziani presso “Punta Paradiso” di Pompei (un nome che è tutto un programma).

Solo tre hanno optato per destinazioni diverse. Per il primo mese il Comune di Pompei ha assicurato il pagamento della differenza della maggiore retta mensile. Successivamente dovrebbero essere le famiglie o le amministrazioni comunali competenti (dove risiedono gli altri anziani) a provvedere al pagamento della differenza. Difatti, nonostante la cattiva gestione, Casa Borrelli risulta meno cara rispetto alle altre aziende similari del territorio. Ora che lo sgombero è stato fatto, possono partire il lavori EAV: sia quelli di natura urbanistica sia quelli che riguardano la stessa palazzina. Parte parallelamente il controllo democratico dei cittadini per impedire che i ricorrenti “balletti” dei lavori pubblici comportino tempi eccessivamente lunghi per il ritorno degli anziani di “Casa Borrelli”, anche per non vanificare nei fatti gli impegni che Amitrano e compagni hanno preso con l’opinione pubblica di rispettare il vincolo giuridico e morale di assistenza agli anziani non abbienti con le rendite della cospicua eredità lasciata dalla signora D’Arienzo in memoria del figlio.