A cura di Mario Cardone

Quali saranno state le reali portate dell’ultima cena di Plinio? Ammesso che ci sia stata prima che il nostro eroe ingerisse gas velenosi del Vesuvio. La domanda sorge spontanea dal momento che il patron del Caupona restaurant di Pompei, Francesco Di Martino, l’ha “immaginata” nel menù speciale in degustazione nella cena spettacolo di sabato 5 ottobre. Il mitico ammiraglio - scienziato Plinio comandava la flotta romana di stanza a capo Miseno. E’ diventato l’eroe-icona nella memoria storica dei pompeiani, dal momento che la sua operazione di salvataggio della popolazione vesuviana in pericolo a causa della tremenda eruzione del Vesuvio del 79 d.c. è stata definita la prima operazione di protezione civile della Storia Antica.

Probabilmente con tutto quello che gli passava per la testa (mettere in salvo l’amata Rectina, che secondo alcuni era il vero motivo del suo interessamento all’operazione di salvataggio, ma soprattutto osservare da vicino le fasi dell’eruzione vesuviana) è difficile che Plinio abbia pensato prima a cenare. In ogni caso è certo che la sua “curiosità scientifica” gli è costata la vita facendolo diventare famoso insieme al nipote (Plinio il giovane) che raccontò a Tacito le fasi della famosa eruzione (osservata dallo zio) che distrusse la vita a Pompei e ad Ercolano, creando il presupposto della notorietà successiva degli Scavi di Pompei fatti riemergere 18 secoli dopo da una coltre di cenere e lapilli, e, come è stato detto, creando il mito di Plinio il Vecchio che è anche il protagonista dell o spettacolo (abbinato alla cena al Caupona) realizzato sotto la regia di Laura Meriello che ha raccontato con mirabile sintesi un episodio misterioso tra esoterismo, allucinazione e ricerca disperata di rivalsa personale di un nobile squattrinato che si catapulta nel passato per rivivere momenti di protagonismo nel personaggio di Plinio. Alla fine è andato un caloroso applauso ai teatranti e a Francesco di Martino il merito dell’intuizione di un’archeoesperienza ai suoi ospiti conviviali che sono stati catapultati anche loro 21 secoli indietro nella storia, grazie al costume romano (che hanno indossato), l’ambiente della Caupona ricostruito fedelmente nei dettagli come un’antica osteria pompeiana e le portate di cibi dell’epoca dell’eruzione, preparati con bravura dagli chef Giovanni Elefante e Antonio Somma che hanno fatto miracoli ai fuochi dell’archeo ristorante per renderle gustose (diversamente da come erano probabilmente quelle ai tempi di Plinio) grazie anche alla genuinità dei prodotti di base. Entrèe pasticcio di orzo e farro, uva sultanina, pinoli e mandorle, antipasto gallina faraona, cicoria e salsa di Apicio; primo di zuppa di asparagi, zucca e castagne con crostoni di panis al garum; secondo di capicollo di maiale, brasato con spezie orientali e verza; dessert di ricotta di pecora con miele, carrube e frutta di stagione.

E’ toccato ai maitre di sala Bali Efrem e Giuseppe Pepe presentarli ai clienti e (sempre nel costume pompeiano di rito) presentare con garbo le portate ai tavoli insieme a boccali ricolmi di vino speziato. Tutto gradito. A quando la prossima?