A cura di Mario Cardone

"Le forze di centrosinistra di Pompei ribadiscono che la responsabilità dell'attuale situazione di paralisi sia da imputare in gran parte al sindaco il quale dovrà farsi carico di individuare strategie ed iniziative coraggiose, attraverso scelte politiche che annunciano posizionamenti strategici e obiettivi a breve e a lungo termine, all'altezza delle esigenze e delle aspettative della città, finora completamente disattese”.

La dichiarazione è la conclusione di un documento (non riservato e, probabilmente, per lo stesso motivo meno diffuso) sottoscritto da Carmine Lo Sapio, Carmine Cirillo, Carmine Massaro, Salvatore Perillo, Raffaella Di Martino, Franco Gallo, Luigi Lo Sapio, Vincenzo Mazzetti, Giuseppe La Marca, Pasquale Caravetta , Raffaele De Gennaro, Vincenzo Vitiello, Stefano De Martino. Documento che nei fatti dilata i tempi dello stallo di una crisi politica che non ha né capo e né coda per il semplice motivo che parte da presupposti insostenibili e contrasti con le funzioni assegnate per legge al “responsabile anticorruzione”, anche se oggettivamente pianta paletti politici e strategici come quello di identificare gli autori del documento come “ forze di centro-sinistra”, pur se tra loro figurano personaggi dichiaratamente di destra.

“La nota inviata al Sindaco voleva essere semplicemente ed unicamente un atto di indirizzo rispetto alla opportunità o meno di coinvolgere il segretario comunale nelle commissioni di concorsi onde evitare in maniera inequivocabile la presenza del controllore e controllato nelle stesse”, chiarisce un altro passaggio del documento senza precisare che “quell’atto di indirizzo” era ritenuto vincolante dai “sette ribelli” che sono passati ad otto.

Difatti il sindaco Pietro Amitrano ha pagato con la difesa di dialogo l’aver sottolineato pubblicamente quali sono le prerogative del segretario generale (previste per legge). I suoi tredici apostoli (8 consiglieri comunali tre assessori e due presentatori di lista – carica che irritualmente ha assunto un rango amministrativo che ha richiesto assidua presenza nel Palazzo). Ora gli stessi “ribelli appassionati” hanno definito la “famosa riservata” come “istanza di novità”.

Proponeva in soldoni di lottizzare con i soliti metodi della politica i posti nelle commissioni d’appalto in modo da lasciare più tempo disponibile ai dirigenti da dedicare alle priorità amministrative urgenti. Alla fine il corpo del comunicato spiega i motivi della “scollatura tra le forze politiche e le attività messe in campo dall'Amministrazione comunale” come mancanza di programmazione per fissare le priorità degli interventi da effettuare sul territorio. In sintesi i politici in questione vogliono spiegare il fallimento in materia di interventi sul territorio di questi due anni e mezzo col mancato accordo sulle priorità, come se fossero state fatte cose meno urgenti al posto di quelle importanti. Il problema è che non è stato fatto assolutamente niente. I politici quando forniscono spiegazioni al loro elettorato giocano sulla loro scarsa informazione e la memoria corta dei cittadini perché (per esempio) non menzionano il tempo perso dalla dirigenza nella consulenza alla politica e la disponibilità che alimenta il clientelismo.

Nessuno più ricorda, per esempio riguardo alla mancanza di fondi per i vigili urbani, che i responsabili politici di quegli ammanchi figurano tra i firmatari del documento al sindaco. Pietro Amitrano ha sempre assicurato la dovuta copertura per il semplice motivo che lui è il nuovo leader di una già ben collaudata maggioranza. Alla fine quale soluzione della crisi prospetta il documento in questione dopo aver affermato “le forze politiche prendono atto con rammarico del fatto che il sindaco Amitrano ignora la necessità del confronto con la parte politica redattrice della nota sopra indicata per un chiarimento politico doveroso ed improcrastinabile”? Nessuna di preciso. Esclusivamente l’invito ad “individuare iniziative coraggiose”. Licenziare la segretaria comunale farebbe svanire i problemi?