A cura di Mario Cardone

Il tempio dorico del Parco Archeologico di Pompei, regno delle acque e delle fonti sotterranee, interpreta la sacralità vitale delle fonti che hanno dato luogo ai festeggiamenti dei Comentalia che a Roma (come a Pompei) si festeggiavano dall’11 al 15 gennaio.

Nella religione romana Carmenta era  la divinità delle sorgenti e delle fonti ma anche il nome di una delle dee Camene protettrice del parto perché l’acqua è linfa di vita. Per questo motivo le venivano attribuiti poteri profetici. Durate il parto Carmenta veniva invocata dalle donne coi nomi di  Prorsa   Postverta , o Antevorta   Postvorta  (a secondo di una delle due posizioni principali del feto). Riguardo ai poteri profetici di Carmenta con gli epiteti di  Antevorta   Postvorta si alludeva allo sguardo premonitore rivolto al passato o all'avvenire.

In conclusione Carmenta, considerata la patrona delle levatrici, era venerata per i poteri  della profezia. Iconograficamente la divinità veniva rappresentata con una corona di fave ai capelli e con un'arpa a simboleggiare le sue capacità profetiche sul destino del neonato. In onore del culto di Carmenta,  l'11 gennaio, si festeggiavano i Carmentalia. A cui, successivamente, si aggiunse il 15 gennaio come secondo giorno di festa imposto dalle matrone romane per onorare la dea che le aveva favorite nella  battaglia contro il Senato che aveva proibito loro l'uso delle carrozze. Le donne di Roma per non essere costrette a casa o ad estenuanti camminate sui basoli delle strade, decisero allora di coalizzarsi e sull’esempio dell’ateniese Lisistrata (della commedia di Aristofane) negare ai loro uomini il piacere del sesso, ottenendo con la loro agitazione che il Senato tornasse sulle sue decisioni.