A cura di Mario Cardone

 “La verità rende liberi”. Lo si legge in una garbata lettera di scuse ai suoi sostenitori che porta la firma di Pietro Amitrano. "Chiedo scusa a chi mi ha votato, a chi mi ha sostenuto, a questa città, ai suoi giovani e anche a quella squadra di governo, consiglieri, assessori, dirigenti - scrive Amitrano -, ai lavoratori che non hanno trovato in me quella guida, quella leadership, che si aspettavano”. Amitrano ha con queste parole e quelle successive ha nella sostanza sostenuto la tesi secondo cui “gli stessi consiglieri comunali che mi avevano prescelto per guidarli ora hanno deciso di sfiduciarmi. A questo punto non mi resta altro che chiedere scusa a quelli che avevano avuto fiducia nelle mie capacità”.

Una lealtà che fa onore all’ex sindaco di Pompei ma che non spiega il suo punto di vista relativamente ai motivi che hanno portato undici consiglieri comunali, tra i quali otto della sua maggioranza, a dare le dimissioni dall’incarico ponendo così fine anticipatamente al suo mandato. Nella sostanza, come ha spiegato nella sua precedente conferenza il segretario del Partito Democratico, Carmine Lo Sapio, è mancata l’unità di vedute riguardo la composizione della commissione per i concorsi dei vigili urbani. Il segretario cittadino del Pd ha spiegato che per tutelare i concorrenti ai posti di vigile urbano avrebbero preferito una commissione di esami composta da esterni. Al contrario, sembrerebbe (ma questo avrebbe dovuto confermarlo Pietro Amitrano) che il sindaco in carica di Pompei preferiva non intromettersi nel merito del deliberato del Rup, vale a dire il dirigente del Personale del Comune di Pompei, che prevedeva la nomina di funzionari interni.

Amitrano ha ragione quando si definisce un esponente della società civile prestato alla politica. Conquistò le simpatie della gente candidandosi a sindaco col sostegno di una sola lista civica formata da persone che come lui che non avevano mai fatto politica di mestiere ma che condividevano la sua passione civile.

Per farla breve, anche senza fruttare in quella esperienza voti sufficienti per seggi in consiglio comunale, la sua scelta piacque ai pompeiani tanto che lo portò alla seconda carica pubblica (quella di vicesindaco di Pompei). Perché successivamente abbia preso una decisione opposta, rispetto alla precedente, mettendosi a capo della solita ammucchiata che nella precedente esperienza aveva contrastato, resta un mistero che lui, nella sua lettera, avrebbe potuto chiarire. A parte le scuse.