A cura di Mario Cardone

L’emergenza coronavirus vede a Pompei (come in tutta la provincia di Napoli) vede i medici di famiglia in prima linea. La loro iniziativa però non viene riconosciuta come dovrebbe, dalle  Direzioni  delle Aziende Sanitarie Locali perché i medici di famiglia sono ancora sprovvisti di kit contro il contagio e non vengono  informati sulla sorte dei loro pazienti in quarantena. Ecco perché il sindacato dei medici di famiglia ha diffidato formalmente le direzioni sanitarie della provincia di Napoli riguardo al disagio e lo scarso coinvolgimento nelle strategie di contenimento dei contagi SARS-COV-2 da parte delle Direzioni Generali di ASL NA 1, NA2 e NA 3  che non hanno apprezzato il lavoro fondamentale dei medici di famiglia nell’assistenza primaria e continuativa e le specifiche funzioni di assistenza H24.

Il sindacato ha inteso denunciare la condizione di rischio costante del medico di famiglia nel garantire l’assistenza ai cittadini senza essere tutelati da presidi di tutela contro il rischio di contagio che si riversa sulla sicurezza sanitaria della popolazione. E’ sotto denuncia l’insensibilità della Direzioni Asl rispetto alla funzione del personale medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale che svolge in forma esclusiva il servizio pubblico d’erogazione di servizi sanitari e medicine ai pompeiani (e napoletani).

La diffida è motivata principalmente dalla preoccupante disorganizzazione delle strutture della Sanità Locale riguardo al monitoraggio del Rischio e la  comunicazione step by step ai medici di famiglia.  Non vengono segnalate la positività dei pazienti al COVID-19 , la presenza di soggetti originari delle ex zone rosse, in isolamento fiduciario, la comunicazione dei nominativi dei Cittadini e il relativo protocollo di attivazione per il rilascio del certificato INPS codice nosologico V29.0 sia per i pazienti affetti da Covid19 che per i loro conviventi o lavoratori che condividono il contatto con il soggetto positivo al Covid-19 al fine della certificazione di Malattia INPS. Non è stata ancora formulata alcuna procedura né forma di segnalazione che consenta al medico di famiglia pompeiano (e di altri paesi della provincia di Napoli) di seguire passo dopo passo il paziente affetto da cronavirus. Ne consegue una grande confusione della sanità pubblica locale che si ripercuote sulla qualità del servizio sanitario locale e, purtroppo, sulla salute e la vita  dei pompeiani (e napoletani).

Le ASL interessate a tutt’oggi  non comunicano formalmente i dati riguardanti i pazienti con positività al Covid-19 in carico, omettendo (la cosa più grave) la corretta Sorveglianza Sanitaria. Nella diffida del sindacato dei medici di famiglia si legge di “gestione della crisi scoordinata, illegale riguardo agli obblighi di legge sulla sorveglianza della diffusione del rischio di contagio se non addirittura ostile verso la Medicina Generale” a parte il disinteresse sulla salute dei medici di famiglia, esposti al rischio di morbilità e mortalità a causa della mancanza di strumenti di protezioni individuale che, considerata la loro età, ampiamente superiore ai 64 anni, rappresenta di per se anch’essa categoria a rischio.