A cura di Mario Cardone

Le assunzioni di nuovo personale al comune di Pompei, secondo Domenico Di Casola, dovrebbero essere fatte con l’espletamento di regolari concorsi come avviene normalmente in tutti i comuni d’Italia, allo scopo di offrire ai giovani opportunità lavorativa presso l’Ente della propria città.

Di Casola,  che già dal mese di febbraio ha reso nota la sua diponibilità per candidatura a sindaco di Pompei sulla base dell’indicazione di “molti amici, professionisti e imprenditori”, ha precisato con estrema chiarezza di non condividere la scelta politico-amministrativa operata a riguardo dall’attuale amministrazione commissariale proprio perché sarebbero vanificate le legittime aspettative della gioventù locale, che magari aveva atteso il bando del concorso nella propria città per mettersi in gioco.

Di Casola ha inteso anche precisare che le assunzioni per il tramite di graduatorie di altri Comuni dovrebbero essere in ogni caso eccezioni giustificate da esigenze impellenti e mai la regola. Per questo motivo ha invitato la Commissione Prefettizia a desistere dal provvedimento emanato, avviando l’iter amministrativo per il bando di regolari concorsi.

Riguardo all’analisi politica della crisi della maggioranza rimasta in carica fino a febbraio Di Casola è  categorico: ”Il blocco dei concorsi al comune di Pompei è una delle principali conseguenze dello scioglimento anticipato del Consiglio Comunale”. Chiarisce, spiegando che il “pomo della discordia” alla base della frattura della maggioranza di Pietro Amitrano è stata la modalità di nomina della commissione per la gestione dei concorsi pubblici. Secondo Di Casola, i responsabili dell’attuale situazione amministrativa sono gli stessi che precedentemente avevano in mano le redini di Pompei, vale a dire gli ex consiglieri comunali del PD e di liste civiche alleate, che ora, al contrario si lamentano per l’assenza di una gestione politica attenta al territorio.

L’avvocato Di Casola ha chiarito nel suo comunicato che chi ha operato la scelta di non continuare ad amministrare Pompei, pur potendo contare sui numeri elettorali e le presenze nell’esecutivo pompeiano, non è nella condizione di dare lezioni ed offrire soluzioni alternative, vista l’"incapacità" mostrata sul campo.  Conclusione secondo Di Casola: la scelta fatta di sciogliere il consiglio comunale è  dovuta a "calcoli" di parte, mentre ora tutti i pompeiani sono chiamati a pagarne le conseguenze.