A cura di Mario Cardone

E’ un flash mob destinato a passare alla storia quello che è stato fissato per sabato 30 maggio, alle ore 19,30, davanti alla Casa Municipale (Palazzo de Fusco) di Pompei, se non altro perché la consapevolezza che è possibile ancora salvare il fiume Sarno (e con esso la nostra salute) nasce dalla constazione che durante il lochdown le acque del fiume Sarno sono ritornate pulite, cosa che che studiosi della materia (citiamo uno per tutti l’ingegnere Carlo D’Amato) sostenevano da tempo immemorabile.

I lapilli nel fondo del fiume dell’agro-nocerino-sarnese hanno la capacità di rigenerare la qualità delle acque. Ciò significa che nonostante la schifezza che ci buttano dentro le fabbriche e i privati cittadini, il fiume può ancora ritornare quello di una volta, basta adottare sistemi di produzione e di smaltimento dei rifiuti che rispettino l’ambiente per restituire il fiume Sarno alla sua funzione naturale (come lo era stato nell’Antichità), volano dell’economia a sostegno della qualità della vita e della tutela della salute.

Semplice a dirsi non altrettanto a farsi, perché il cambiamento incontra avversari in coloro che lucrano sul mantenimento dell’assetto esistente, fatto di parassitismo, connivenze e mancanza di controlli. Non è il caso di rifare la cronaca delle lotte fatte dai residenti di un territorio figli di un dio minore. Parliamo dei Comuni di tre  provincie campane attraversate dal corso del fiume e dai suoi affluenti, che per secoli hanno formato una formidabile rete idrica a disposizione dei collegamenti, dell’agricoltura e dell’industria. Attualmente i residenti pagano due volte la sfortuna di avere l’abitazione e/o il fondo agricolo nelle  vicinanze di questo corso d’acqua malato: una prima, con la salute a causa dei veleni che il fiume restituisce negli ortaggi a chilometro zero coltivati lungo le sue sponde (dai cavoli ai cipollotti, dai carciofi ai finocchi e ai peperoncini del fiume); una seconda volta, con l’iniqua tassa che si paga ogni anno al consorzio di bonifica (considerata una vera e propria gabella), dal momento che non si vedono servizi a fronte di prelievi fiscali sempre più esosi.

Sabato 30 è il giorno buono per i pompeiani e tutti i cittadini consapevoli dei paesi lungo il fiume Sarno di urlare “basta” con una voce sola. A Pompei è prevista una folta rappresentanza di pompeiani, come pure di cittadini di Scafati, Poggiomarino, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, persone comuni che vogliono manifestare il loro disagio e la maggiore consapevolezza acquista nel corso della pandemia. Insieme a loro professionisti che hanno tenuta accesa negli ultimi anni la fiamma dell’ambientalismo fluviale, come l’ingegnere Amato e l’architetto Federico di l’Altritalia Ambiente, organizzatori alcuni anni fa di un approfondito convegno scientifico sui mali del Sarno.