A cura di Mario Cardone

E’ partito un invito politico ai pompeiani che non intendono lasciare di nuovo, dopo anni di cattiva amministrazione, Pompei in mano ad incapaci. “Insieme possiamo rilanciare Pompei. No alla politica dell’inganno”.

E’ il messaggio che parte da Domenico di Casola che si dichiara esponente di una coalizione di primo piano intenzionata a rimettersi finalmente in movimento per lavorare alla costruzione di un serio progetto politico all’indomani del 3 giugno, allo scopo dichiarato della “rinascita della nostra Pompei che troppo spesso, è stata una piazza per solisti. Gli stessi – spiega di Casola - che oggi tentano di bussare alle porte dei cittadini per tornare ad amministrare la città.”

La condanna di Pompei a subire una posizione secondaria rispetto alle sue reali potenzialità è il tema da cui sono partiti precedenti (e naufragati) programmi di amministrazione pompeiana. Di Casola, che già in precedenti campagne elettorali era stato citato tra i possibili nomi di candidati a sindaco, appare oggi determinato a combattere contro la restaurazione di un sistema di governo di Pompei “che fino ad oggi è risultato essere sbagliato e  che, se reiterato, costringerebbe, ancora una volta, la macchina organizzativa ed amministrativa della nostra città a camminare a scatti e senza una precisa meta e direzione”.

Al contrario l’avvocato Domenico di Casola ritiene che in politica le persone serie e competenti debbano avere sempre la responsabilità di ciò che fanno. “Cari pompeiani occorre prendere una decisione seria e responsabile perché dopo la pandemia del Covid-19 è arrivato  il momento di lavorare tutti insieme ad un progetto di rinascita di Pompei”. E’ l’invito “ad incontrarci nel rispetto del distanziamento fisico (mai sociale), per discutere insieme di idee e programmi” che partono dal candidato alla prima poltrona di Pompei della coalizione politica “Insieme Possiamo”, che aspira ad amministrare la città degli Scavi e del Santuario vincendo alle  prossime elezioni di fine estate, “lasciando a casa chi ha deciso di andare a casa – conclude Di Casola -”.