A cura di Mario Cardone

Le imprese di archeologi, ispettori ed umili operai hanno dato - con le loro intelligenze e fatiche fisiche  - un appassionato contributo alle iniziative di ricerche che da più di due secoli formano una sequenza di vicende culturali ed umane di cui esiste una documentazione fotografica presso il Parco Archeologico di Pompei.

Un “tesoretto” che prima o poi riceverà la valorizzazione che merita attraverso un museo delle iniziative di ricerca archeologica vesuviane. Tra queste merita un capitolo speciale la vicenda dello scavo della Villa dei Misteri che iniziò su suolo privato nel 1909 e portò alla luce il famoso affresco che rappresenta una cerimonia di iniziazione all’amore coniugale associata all'adorazione del dio del vino, Bacco.

Sui social il Parco Archeologico espone, allo scopo di documentare l’iniziativa di scavo di una delle Ville più affascinanti per il mistero che descrive nei suoi affreschi parietali,  alcune fotografie sorprendenti, scattate al momento dello scavo, in cui gli affreschi emergono dalla pomice e sono addirittura visibili i segni di spunta dei picconi nei detriti vulcanici.

Fu solo quando Amedeo Maiuri scavò il resto della Villa negli anni '30 che se ne scoprì la funzione commerciale e di funzione agricola  nella produzione del vino. Sono stati trovati i resti di un torchio (ora riprodotto), contenitori di terracotta per la conservazione del vino (dolia), e fu così che si riuscì a collegare l’iniziazione di una vergine all’amore coniugale  all'affresco di Bacco come simbolo dell'ebbrezza, della sensualità e del vitalismo più sfrenato, quale si manifesta nei riti orgiastici in suo onore.