Puntualmente ogni anno, quando ci ritroviamo laggiù sulla battigia, torna la battuta: eccoci in riva al nostro Gange. Il rito dellimmersione per noi torresi (vicini e lontani) è molto simile a un atto di fede, ma è anche la dimostrazione scientifica che la nostra difesa immunitaria raggiunge livelli da Guinness. Diventiamo intoccabili per ogni batterio, questa almeno è lillusione. Del resto, nessuno avrebbe il coraggio di fare quello che con troppa disinvoltura e altrettanta incoscienza facciamo quando la stagione impone lappuntamento sulla sabbia.
Per ora ho disertato, ma mi dicono che linsopportabile paragone con il Gange regge più che mai. Lacqua spesso è più che torbida, ennesimo regalo del Sarno che infesta pure quando tenta di ripulirsi. Da decenni viviamo nellattesa che lo scempio prima o poi finisca. Qualche mese fa ho visto il generale che sta gestendo loperazione Sarno come fosse una grande manovra militare lanciarsi in un bollettino di quasi vittoria: la battaglia sta per essere vinta - ha detto in tv - ma occorre ancora avere pazienza. Proprio quella non ci manca, anche se il rischio perenne è che si sia già trasformata in rassegnazione.
Dissi anni fa e ripeto ora che la causa dellinquinamento del Golfo, soprattutto della parte che ci riguarda, larea più inquinata dEuropa, è una causa che meriterebbe una mobilitazione popolare. Nella scala delle priorità viene subito dopo il bisogno di pulizia criminale e laltra indifferibile esigenza di riportare lavoro in questarea depressa. Invece ce ne ricordiamo solo a giugno, poi tre mesi a ricordare le occasioni perdute e il mare pulito di una volta (un luogo comune più che una realtà), prima di dimenticare il problema a settembre, per otto mesi di silenzio. La litania ha stancato e la contingenza delle ultime settimane (con il fiume maledetto che ha riversato in mare il peggio di sé) è stato lultimo schiaffo ricevuto. Porgere laltra guancia sarà anche atteggiamento cristiano, ma tanti ceffoni fanno male. E il Paradiso resta solo un obiettivo ideale cui tendere per atto di fede. Mi sono convinto di una cosa: il tuffo nel nostro Gange non aiuta. Quando tornerò a casa, cercherò di convincere anche i miei amici. Con voi ci provo subito: attrezziamoci per far sentire la nostra voce. E, per questa estate, basta con la nostalgia.
MASSIMO CORCIONE
DIRETTORE SKY SPORT
Noi torresi in riva al nostro Gange
Puntualmente ogni anno, quando ci ritroviamo laggiù sulla battigia, torna la battuta: eccoci in riva al nostro Gange. Il rito dellimmersione per noi torresi (vicini e lontani) è molto simile a un atto di fede, ma è anche la dimostrazione scientifica che la nostra difesa immunitaria raggiunge livelli da Guinness. Diventiamo intoccabili per ogni batterio, questa almeno è lillusione. Del resto, nessuno avrebbe il coraggio di fare quello che con troppa disinvoltura e altrettanta incoscienza facciamo quando la stagione impone lappuntamento sulla sabbia.
Per ora ho disertato, ma mi dicono che linsopportabile paragone con il Gange regge più che mai. Lacqua spesso è più che torbida, ennesimo regalo del Sarno che infesta pure quando tenta di ripulirsi. Da decenni viviamo nellattesa che lo scempio prima o poi finisca. Qualche mese fa ho visto il generale che sta gestendo loperazione Sarno come fosse una grande manovra militare lanciarsi in un bollettino di quasi vittoria: la battaglia sta per essere vinta - ha detto in tv - ma occorre ancora avere pazienza. Proprio quella non ci manca, anche se il rischio perenne è che si sia già trasformata in rassegnazione.
Dissi anni fa e ripeto ora che la causa dellinquinamento del Golfo, soprattutto della parte che ci riguarda, larea più inquinata dEuropa, è una causa che meriterebbe una mobilitazione popolare. Nella scala delle priorità viene subito dopo il bisogno di pulizia criminale e laltra indifferibile esigenza di riportare lavoro in questarea depressa. Invece ce ne ricordiamo solo a giugno, poi tre mesi a ricordare le occasioni perdute e il mare pulito di una volta (un luogo comune più che una realtà), prima di dimenticare il problema a settembre, per otto mesi di silenzio. La litania ha stancato e la contingenza delle ultime settimane (con il fiume maledetto che ha riversato in mare il peggio di sé) è stato lultimo schiaffo ricevuto. Porgere laltra guancia sarà anche atteggiamento cristiano, ma tanti ceffoni fanno male. E il Paradiso resta solo un obiettivo ideale cui tendere per atto di fede. Mi sono convinto di una cosa: il tuffo nel nostro Gange non aiuta. Quando tornerò a casa, cercherò di convincere anche i miei amici. Con voi ci provo subito: attrezziamoci per far sentire la nostra voce. E, per questa estate, basta con la nostalgia.
MASSIMO CORCIONE
DIRETTORE SKY SPORT
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