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Noi torresi in riva al nostro Gange

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
Puntualmente ogni anno, quando ci ritroviamo laggiù sulla battigia, torna la battuta: eccoci in riva al nostro Gange. Il rito dell’immersione per noi torresi (vicini e lontani) è molto simile a un atto di fede, ma è anche la dimostrazione scientifica che la nostra difesa immunitaria raggiunge livelli da Guinness. Diventiamo intoccabili per ogni batterio, questa almeno è l’illusione. Del resto, nessuno avrebbe il coraggio di fare quello che con troppa disinvoltura e altrettanta incoscienza facciamo quando la stagione impone l’appuntamento sulla sabbia. Per ora ho disertato, ma mi dicono che l’insopportabile paragone con il Gange regge più che mai. L’acqua spesso è più che torbida, ennesimo regalo del Sarno che infesta pure quando tenta di ripulirsi. Da decenni viviamo nell’attesa che lo scempio prima o poi finisca. Qualche mese fa ho visto il generale che sta gestendo l’operazione Sarno come fosse una grande manovra militare lanciarsi in un bollettino di quasi vittoria: la battaglia sta per essere vinta - ha detto in tv - ma occorre ancora avere pazienza. Proprio quella non ci manca, anche se il rischio perenne è che si sia già trasformata in rassegnazione. Dissi anni fa e ripeto ora che la causa dell’inquinamento del Golfo, soprattutto della parte che ci riguarda, l’area più inquinata d’Europa, è una causa che meriterebbe una mobilitazione popolare. Nella scala delle priorità viene subito dopo il bisogno di pulizia criminale e l’altra indifferibile esigenza di riportare lavoro in quest’area depressa. Invece ce ne ricordiamo solo a giugno, poi tre mesi a ricordare le occasioni perdute e il mare pulito di una volta (un luogo comune più che una realtà), prima di dimenticare il problema a settembre, per otto mesi di silenzio. La litania ha stancato e la contingenza delle ultime settimane (con il fiume maledetto che ha riversato in mare il peggio di sé) è stato l’ultimo schiaffo ricevuto. Porgere l’altra guancia sarà anche atteggiamento cristiano, ma tanti ceffoni fanno male. E il Paradiso resta solo un obiettivo ideale cui tendere per atto di fede. Mi sono convinto di una cosa: il tuffo nel nostro Gange non aiuta. Quando tornerò a casa, cercherò di convincere anche i miei amici. Con voi ci provo subito: attrezziamoci per far sentire la nostra voce. E, per questa estate, basta con la nostalgia. MASSIMO CORCIONE DIRETTORE SKY SPORT
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