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Quando sognavamo con le radio libere

Quando sognavamo con le radio libere
(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
Le chiamavamo libere, anche se i tempi del regime erano ormai lontani. Ma ci facevano sentire più liberi: di sognare, di pensare, di passare notti e giorni senza fare la rivoluzione e scimmiottando i Grandi. Un garage, un vecchio appartamento, un’antenna sul tetto e in onda andava l’illusione di fare la RADIO. Musica e parole, copioni scritti nei treni della Vesuviana, tornando dall’Università, ingegneri che garantivano passione e competenza, e il gioco era fatto. Certo, rivisti ora quei ricordi raccontano che avremmo potuto fare di più, avremmo potuto fare sentire la nostra voce, avremmo potuto denunciare. Invece abbiamo giocato, qualcuno s’è allenato per partite che neppure immaginava che un giorno avrebbe disputato. Almeno abbiamo provato a far qualcosa di diverso. Non basterebbe un milione di euro per convincermi a riascoltare qualche nastro sopravvissuto: il passato non va sfogliato, deve essere trattato come quei libri che hai amato e che vedi – giorno dopo giorno – ingiallire sullo scaffale meno accessibile della tua biblioteca. Affidiamo la ricostruzione di quell’epoca alla grazia di Enza Perna. Lei, per sua fortuna, non c’era quando Radio Oplonti e Radio Antenna Vesuvio si sfidavano in una gara d’ascolti che nessuno avrebbe ami potuto misurare, quando Radio Club nasceva come costola che aspirava a vita propria. Non c’è continuità tra quel periodo e il presente, c’è un salto non solo temporale. Senza polemica. Oggi la radio viaggia anche sul web, il tentativo dei ragazzi di Radio Nuove Voci è stato davvero meritorio, socialmente utile potrebbe essere la definizione giusta. La concorrenza è spietata, l’offerta di informazione e di evasione è debordante, la qualità comunque non paragonabile ai quella dei pionieri. Con una sola certezza: tra qualche anno sarà roba vecchia anche l’ultima novità. E le prossime generazioni si sentiranno più libere grazie alla prossima innovazione tecnologica. Così va il mondo che puntualmente si rinnova, ma in fondo somiglia sempre a se stesso. Storie che si ripetono e testimoni che se ne vanno. Come Franca Silvestri Faraone Mennella, signora dai modi gentili e dall’eleganza interiore. E’ un altro pezzo di Torre che scompare. MASSIMO CORCIONE
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