A cura di Massimo Corcione*

Movida o mo’ vita? Scegliete voi, ma a me questo risveglio di Torre Annunziata non riesce proprio a dispiacermi. Questo entusiasmo emozionale davanti alla novità non mi impedisce di osservare che correttivi vadano studiati per garantire una vita tranquilla anche a chi per caso, e non per scelta, si è trovato improvvisamente al centro di una vita notturna che qualche anno fa nessuno avrebbe mai potuto immaginare che si risvegliasse. Forse l’orientamento delle casse (da rivolgere verso il mare e non verso la litoranea), sicuramente la disciplina del traffico sono interventi necessari e non più rinviabili. Ecco perché dico che il nuovo dispositivo del traffico va provato, sperimentato: la confusione regna sovrana, l’impresa disgraziata dell’automobilista ubriaco che ha spedito due ragazzi in sala operatoria ortopedica è solo l’ultima conferma che non si può restare a guardare.

La soluzione radicale della chiusura totale delle due carreggiate sarebbe stata quella preferibile, ma il rischio di paralizzare tutto il traffico cittadino ha convinto a scegliere il compromesso. Circolazione limitata al senso sud-nord, con parcheggio custodito sul molo, mentre per scendere sulla litoranea bassa sarà necessario percorrere il Corso fino a piazza Nicotera. Una rivoluzione che potrebbe sortire qualche effetto anche per il sonnecchiante Corso che ogni sera entra prestissimo in letargo. È scontato che arriveranno proteste, ma è il prezzo (possibile) che si paga quando quasi ogni sera in città arriva qualche migliaio di ragazzi che alimentano con migliaia di euro l’asfittica economia torrese.

Un’idea alternativa ci sarebbe, e proprio TorreSette anni fa la espose in un’altra occasione: creare un secondo parcheggio nella zona del campo sportivo con un ticket che abbina la sosta al trasporto in via Marconi con un servizio anche notturno di navette. Quindi sosta sul molo per chi arriva da sud; parcheggio nella zona del Giraud per chi arriva da nord. E per molti, la maggioranza, resta l’alternativa ecologica di quattro passi a piedi. Magari per vedere e sentire Peppino di Capri come può accadere sabato al Nettuno. 

Chiusura con piccolo amarcord dedicato a chi ringiovanisce solo a riascoltare “Roberta”: quando esordì, Peppino, aveva un emulo torrese che un impresario ribattezzò Tonino d’Ischia. Quel ragazzo era Antonio di Nola. Con il traffico di queste notti non c’entra nulla, ma solo il nome provoca ancora un ingorgo di sentimenti e di ricordi in molti ex giovani. Che al Lido Notte Club andavano a piedi.