A cura di Massimo Corcione*

Maledetta la S.U.A. e maledetta anche la C.U.C. e maledetti pure noi che fino a ieri colpevolmente abbiamo vissuto senza neppure sospettare che queste due misteriose entità potessero condizionare la vita nostra e quella di Torre Annunziata, la città cui sovra tutte teniamo. Ci eravamo illusi di poterci regalare per il 22 ottobre la mostra-evento su Oplonti, avevamo accettato di differire il regalo fino a Natale, dobbiamo arrenderci (senza combattere) a rinviare l’appuntamento al 2016.

Torniamo alle sigle che ci hanno avvelenato questo Natale già consacrato a rimirare tesori che hanno resistito all’oltraggio del tempo per duemila anni e ora rischiano di soccombere davanti alla lenta erosione della burocrazia. Ho trascorso una serata sui siti di diritto amministrativo per cogliere le differenze tra la Stazione Unica Appaltante e la Centrale Unica di Committenza: appartengono alla categoria degli antidoti (sempre benemeriti) alla corruzione, ma i risultati ottenuti ai fini della nostra causa sono stati paralizzanti. I lavori non possono essere assegnati e addio mostra chi sa fino a quando. Avevamo quasi visto materializzarsi una gioiosa occupazione di Palazzo Criscuolo, sede comunale finalmente accessibile a tutti, e proprio a tutti. Avevamo immaginato Oplonti finalmente messa al centro del villaggio torrese, con professori e studenti impegnati in un momento di conoscenza e riflessione. Avevamo immaginato: siamo costretti ad aggiornare sogni e buoni propositi.

Evapora anche la felicità urbana teorizzata da chi - il professor Derrick de Kerckove per la precisione - aveva provato a individuare un motivo collettivo di benessere nell’esposizione dei reperti archeologici risalenti alla nostra età dell’oro. Il professore non aveva ancora imparato a conoscere i misteri di Torre, dell’Italia e della burocrazia, specialità bizantinamente romana. Può accadere solo in questo paese che un evento venga ufficialmente presentato e poi rinviato a data da destinarsi come se fosse una partita annullata per nebbia. Anche in questa vicenda c’è molta nebbia, imprevista e imprevedibile: l’organizzazione della mostra era certa al di là di ogni ragionevole dubbio. Era, perché di certo non c’è mai nulla, e questo lo ha imparato anche il professore De Kerckove. Figurarsi se può essere certa la nostra felicità urbana.