A cura di Massimo Corcione*

Esiste un nuovo prototipo umano: il lavoratore che cerca (spesso invano) di pensionarsi. Lavora più o meno da quarant’anni, ha pensato quasi mai alla fine della propria attività lavorativa, rinviando come problemi perennemente lontani questioni come il riscatto di qualche anno non coperto da contribuzione, quello del periodo trascorso all’università e quell’irrisolvibile rompicapo che è il ricongiungimento delle carriere.

Poi, un giorno, finalmente decide, ma quello è solo l’inizio del calvario. Anche lui, del resto, è un soggetto stranissimo, sempre pieno di dubbi, assalito dai rimpianti, temendo futuri rimorsi. Soprattutto scopre che la battaglia è dura e contro un nemico imprevisto: la burocrazia.

Che stavolta non ha la faccia assolutamente atarassica del funzionario di turno, ma il linguaggio parimenti incomprensibile dei siti degli enti previdenziali. Rimpiangi gli sportelli e pure le code, là almeno ti fornivano una risposta (senza sentimento). Ora no, nell’open space (ovviamente paperless, senza più carte) ti dicono solo che la procedura è tutta telematica, per giunta fai-da-te. Per generazioni di forzati della fila è stato il sogno irraggiungibile, oggi è diventato un incubo. Dubiti delle tue capacità intellettive e pure della prof di filosofia che ai tempi del liceo giurava sulla tua abilità a orientarti tra la ragion pura e la ragione pratica.

Ma qui siamo oltre e la colpa non è di nessuno, cioè di tutti. Sotto minaccia del governo un istituto rivede al ribasso tutte le prestazioni, innalza l’età minima per smettere di lavorare e quando diffonde le note esplicative per giustificare le novità? Lo stesso giorno in cui i quotidiani titolano su come presto sarà più facile andare in pensione, e sarà più agevole per i giovani (ormai non più ragazzi) entrare nel mercato del lavoro senza quegli opprimenti tappi che bloccano l’accesso. Come si può rendere questa contraddizione nella terminologia del sito web? Neppure Tullio De Mauro (semiologo e torrese per caso) potrebbe aiutare. 

Per fortuna c’è Natalina. Chi è Natalina? Una deliziosa signora che hanno dovuto richiamare a forza dalla pensione perché era la sola (o una delle poche) in grado di districarsi tra le impenetrabili formule che più che il fai-da-te agevolavano l’impazzisci-da-te.

Natalina, tra un sorriso e una battuta, regala una speranza: dal lavoro si può anche uscire, prima o poi.

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