Il conto alla rovescia è quasi alla fine; ci siamo, è giunto il giorno della scelta; presto conosceremo chi governerà Torre Annunziata per i prossimi cinque anni.
È una questione tutta personale, il riferimento alle ideologie professate dai candidati è sempre più debole, anche apparentemente meno credibile. Insomma, non è più una questione di fede, o continua ad esserlo solo per una minoranza della base elettorale, importante, ma non per forza decisiva. Non è un fenomeno nuovo, mezzo Paese già da tempo preferisce l’empatia al pensiero organizzato: tradizionalmente noi torresi siamo arrivati in ritardo alla novità, qui il PARTITO ha continuato a contare anche quando altrove, nel resto d’Italia, la stella s’era lentamente appannata.
Ora siamo alla verifica finale, arrivati dopo le elezioni primarie che hanno visto i due aspiranti candidati divisi da un pugno di voti, indizio di un dialogo interno molto vivace. Nel passato, lontano e recente, le avevamo viste tutte, compresi tentativi di innovazione basati su una faccia nuova o su un’idea che sapesse meno di apparato. Oggi sembrano lontani pure i momenti pittoreschi in cui bastava una promessa calcistica per sostenere stentate proposte di potenziali sindaci. Non esiste alcun tipo di nostalgia, né c’è bisogno di amarcord retorici.
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Potremmo, invece, essere molto più forti, ma questo è un altro discorso sul quale, a poche ore dalla sentenza popolare, è tardivo soffermarsi: la corsa alla successione di Starita andava programmata, da maggioranza e opposizione, come non è stato fatto, come nessuno ha voluto fare. Così dobbiamo arrenderci al nuovo: l’elezione sarà una questione personale. E non è detto che per Torre questo non possa tradursi in un vantaggio.
Né sarà un alibi vedere la città trasformata in un immenso cantiere: riportare alla vita tutta l’area dell’ex Italtubi è una scommessa che non si esaurisce con l’inizio dei lavori. L’occasione è storica e irripetibile: ridisegnare un territorio oltraggiato per decenni è un dovere che attende chi sarà chiamato ad amministrare, come tra i compiti già assegnati alla prossima giunta c’è il completamento del litorale recuperato nella parte che va dal porto a Rovigliano. Non è un esercizio scontato: il pericolo di lasciare a metà l’opera è sempre presente e va esorcizzato. Per fede e necessità.
Buon voto a tutti, soprattutto all’esercito di debuttanti che giocherà la sua prima partita elettorale. Idealmente li guida l’entusiasmo e la carica di Dario Ricciardi: loro hanno già vinto, tutti.
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