A cura di Antonio Gagliardi

Torre Annunziata e Torre del Greco, due città accomunate da un unico destino.

7 luglio 2017 – Il sindaco Vincenzo Ascione si è appena insediato al Comune oplontino quando una tragedia si abbatte sulla città: un’ala di una palazzina viene giù seppellendo otto persone.

14 e 20 agosto 2018 – Il sindaco Giovanni Palomba ha da poco indossato la fascia tricolore quando vede abbattersi su Torre del Greco due tragedie: quattro giovani trovano la morte nel crollo del ponte Morandi di Genova, una famiglia rimane coinvolta nella piena del torrente Raganello: il padre e i due figli si salvano, la madre perde la vita.

In tutte e tre le disgrazie c’è l’incuria dell’uomo. A Torre Annunziata, secondo una perizia tecnica, il crollo della palazzina sarebbe dipeso da errori compiuti nella ristrutturazione di un appartamento al secondo piano dell’edificio.  A Genova il ponte è collassato per criticità strutturali di cui nessuno (sembra) era a conoscenza, mentre  sul Pollino nessuno ha segnalato la situazione di pericolo meteo all'interno delle gole del Raganello.

Tredici vite spezzate prematuramente da un destino infame, il cui corso avrebbe potuto cambiare se solo non ci fosse stata la negligenza dell’uomo.

Un battesimo di fuoco per i due sindaci, quasi a voler “saggiare” la loro tenuta di fronte a due eventi così drammatici.

Torre Annunziata visse con composto dolore quei giorni di lutto; Torre del Greco ha fatto altrettanto. Ma entrambe le città chiedono giustizia, una giustizia non effimera ma che individui i responsabili di questi tragici avvenimenti.

Solo così le famiglie delle vittime potranno trovare un po’ di pace nei loro cuori, perché – come diceva Papa Wojtyla “non c‘è pace senza giustizia”.