A cura di Antonio Gagliardi

L’impianto di idrocarburi esistente nell’area portuale di Torre Annunziata sta diventando sempre di più oggetto di discussione all’interno delle forze politiche e sociali della città. Viene considerato un autentico pericolo che stride fortemente con la volontà di trasformare lo scalo marittimo oplontino da commerciale, qual è adesso, a turistico. 

La protesta è iniziata quando la società Isecold, che gestisce il deposito costiero nel porto di Torre Annunziata, ha fatto richiesta per installare altri due serbatoi di gasolio all’interno dell’area portuale. Da qui dissenso diffuso, cortei, mobilitazione di Comitati cittadini e, per ultima, una petizione da inviare al ministro dell’Ambiente Sergio Costa che non si limita a chiedere solo che le due cisterne non vengano installate, ma si propone anche la dismissione e la delocalizzazione dell’intero sito industriale. 

E’ bene, allora, fare alcune considerazioni e parlare con parole chiare e nette, scevre da demagogia.

Esiste una sola persona a Torre Annunziata che non sia d’accordo sullo smantellamento delle cisterne di carburante al porto per ricollocarle altrove? La risposta è scontata: nessuna! E poi, quante possibilità ci sono, oggi, domani e in un prossimo futuro, che l’impianto di carburante possa essere rimosso dal porto oplontino? Anche questa risposta sembra scontata: nessuna! Tale affermazione è sicuramente antipopolare ma è la verità, anche se difficile da accettare. 

LA STORIA - Conoscere la storia è di grande aiuto a tutti.  Ha una funzione sociale insostituibile: ci aiuta a capire il passato e il presente, e a prepararci per il futuro.

E la storia, grazie al contributo del mio amico e appassionato di storia locale Vincenzo Marasco, ci dice che il primo deposito di combustibili (gasometro con annesse cisterne) venne localizzato sulla spiaggia della Salera a fine ‘800 ad opera dei Fienga. Poi nel 1910 si pensò di realizzare delle opere a protezione delle due cisterne petrolifere esistenti. Ma il progetto del terrapieno con la scogliera non venne mai portato avanti. Negli anni a seguire, il deposito venne ceduto più volte fino a passare nella mani dell’IIP (Industria Italia Petroli) che nel 1986 lo trasferì all’Isecold Spa, del Gruppo Rocco, che lo destinò allo stoccaggio e movimentazione di bitume.

Dopo una radicale ristrutturazione, il deposito fu destinato (fino al 2002) allo stoccaggio dei prodotti petrolchimici di proprietà di società multinazionali. Dal 2002, dopo il potenziamento dell’impianto, viene utilizzato per lo stoccaggio e la movimentazione di gasoli della Filiale Italiana della multinazionale Spagnola “Repsol YPF” e dal 2010 per la Saras Raffinerie Sarde S.p.A..

Questa è la storia, bella o brutta che sia. La decisione di localizzare nel porto di Torre Annunziata un deposito di idrocarburi non è stata assunta ieri, ma oltre un secolo fa.

DEPOSITI COSTIERI – Solo nel Sud e nelle isole ci sono 34 depositi costieri di idrocarburi e oli minerali (ma ce ne sono anche altri di oli vegetali, di Gpl e di Biodiesel, ecc.), secondo il censimento del 2014 di Assocostieri. Tra questi c’è anche quello di Torre Annunziata con i suoi attuali 13.775 metri cubi di stoccaggio.

Ma un aspetto fondamentale che ci riguarda molto da vicino è che il deposito costiero di Torre Annunziata, in base alla legge 35/2012, agli articoli 57 e 57 bis, è stato individuato tra le infrastrutture ed insediamenti petroliferi strategici del Paese. Infatti essi sono tipicamente destinatari di una serie di normative volte all’approvvigionamento e alle scorte di idrocarburi da utilizzare anche in caso di calamità e di guerre.

IL CASO DI TORRE ANNUNZIATA - Attualmente nell’area portuale è localizzato un impianto composto da 10 serbatoi di stoccaggio con una capacità totale di 13.875 metri cubi. Di questi, i serbatori V6, V7 e V10, complessivamente di 258 metri cubi, non contengono alcun tipo di sostanze. 

Nel 2015 l’Ufficio Tecnico Comunale rilasciò un permesso per l’implementazione delle capacità di stoccaggio mediante la concessione di un’ulteriore area demaniale e l’installazione di due nuovi serbatoi contenete gasolio. Tale permesso fu rilasciato previa acquisizione di pareri di nulla osta da parte degli organi e enti interessati (Ministero, Demanio, Regione, Dogane, Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto, Asl, Soprintendenza dei Beni Ambientali), e dopo che la società aveva effettuato un piano di caratterizzazione dell’area, richiesto dall’Arpac, dalle cui analisi, in 38 punti differenti, non risultò nessun inquinamento né del suolo, né delle falde acquifere, né ambientale.

Nel 2017 la Commissione Locale per il Paesaggio diede parere non favorevole alla richiesta di una variante proposta dalla società Isecold di cambiare la destinazione dei due nuovi serbatoi da gasolio a benzina. Parere negativo confermato anche dalla Soprintendenza di Napoli. Su questo punto, però, va fatta una precisazione. La Soprintendenza ha dato parevole non favorevole alla variante richiesta della Isecold, ma non a quella originaria del 2015, in cui si chiedeva l’installazione di due cisterne di gasolio.

Nel novembre del 2018 l’Ufficio Tecnico Comunale, nel corso di verifiche documentali, dovute anche a pressioni da parte di comitati cittadini contro l’installazione dei due nuovi serbatoi, constatò l'assenza, da parte della società Isecold, dell'istanza di verifica di assoggettibilità VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) dell'opera. Revocò, pertanto, il precedente permesso a costruire rilasciato nel 2015. Da qui il ricorso da parte dei legali della società al Tar Campania che, invece, non accolse le eccezioni mosse dall’Isecold.

Infine, a dicembre dell’anno scorso la Regione Campania ha ritenuto che non ci fosse bisogno della procedura della valutazione d’impatto ambientale, dando così via libera alla società di ampliare il deposito di idrocarburi senza ulteriori intoppi.

IL PIANO PORTUALE - Questi i fatti. Ma una cosa va detta: il comune di Torre Annunziata è solo il terminale di una serie di decisioni che vengono prese altrove. Nella fattispecie, gli unici due documenti politici licenziati dal Consiglio comunale sono il Piano Urbanistico Attuativo dell’area portuale nel 2012, che non contemplava l’ampliamento dell’impianto di idrocarburi, e nel 2013 una delibera approvata all’unanimità dal Consiglio comunale riguardante l’Indirizzo politico-programmatico per lo sviluppo strategico dell’area portuale di Torre Annunziata, con la quale - tra l’altro – si chiedeva alla Regione Campania, le risorse finanziarie per la realizzazione della “bretella di collegamento”, per il dragaggio e per il risanamento ambientale della spiaggia della Salera.

Non entro nel merito del perché quel Piano portuale e alcuni punti del secondo documento licenziato dal Consiglio comunale non furono portati avanti, restava il fatto che in assenza della loro approvazione in Regione rimaneva in vigore il Piano Regolatore Portuale del 1962. E quindi il progetto di ampliamento della Isecold non risultava in alcun modo in contrasto con quanto previsto dal vigente Piano Regolatore del Porto di Torre Annunziata

LA SITUAZIONE ATTUALE - Ma veniamo ora alla sostanza delle cose. Cosa potrebbe fare adesso il comune di Torre Annunziata per evitare che vengano installati altri due serbatoi all’interno dell’area portuale?

Supponiamo che il nuovo dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale non firmasse la concessione adducendo non so quali motivazioni, visti i pareri favorevoli degli altri Enti interessati. Cosa potrebbe accadere? La società farebbe sicuramente ricorso con la certezza, questa volta, che l’istanza sarebbe accolta. A questo punto il Comune, oltre ad essere obbligato a dare seguito alla concessione, quasi certamente sarebbe chiamato in causa per un risarcimento di danni. E il dirigente dell’Utc incorrerebbe molto probabilmente nel reato di abuso d’ufficio per omissioni. Al danno, quindi, si aggiungerebbe la beffa.

Ecco perché sostengo che il Comune oplontino, che come già detto è solo il terminale di decisioni che vengono assunte altrove, abbia le mani legate e che un eventuale blocco della procedura di insediamento dei due serbatoi debba essere assunto dalla Regione o addirittura dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, che insieme al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, autorizza gli insediamenti dei depositi costieri.

E’ questa una battaglia che va sicuramente condotta, con forza e determinazione, ma dall'esito incerto.

A conclusione di questo ragionamento va evidenziato che nessuno vorrebbe sul proprio territorio cisterne di idrocarburi, discariche, termovalorizzatori, centrali elettriche e termiche, antenne 5G, depositi di scorie nucleari. Purtroppo questo non è sempre possibile. E allora di fronte a questa ineluttabilità si ha una sola arma a propria disposizione: vigilare affinché vengano garantiti sistemi massimi di sicurezza per la tutela dell’ambiente e dell’incolumità delle persone. Oggi c’è una maggiore sensibilità verso queste tematiche rispetto al passato, ed è proprio per questo che l’attenzione delle Istituzioni deve essere massima a garanzia delle generazioni presenti e future.