A cura di Antonio Gagliardi

Il comune di Torre Annunziata, come ormai tutti sapranno, dal 15 ottobre scorso è sottoposto ad indagine da parte di una Commissione d’accesso nominata dall’ex Prefetto di Napoli Marco Valentini.

I tre commissari avranno tempo tre mesi, prorogabili di ulteriori tre mesi, per esaminare gli atti prodotti dall’insediamento del sindaco Vincenzo Ascione (2017) ad oggi.  Si parla di delibere di Giunta e di determine, queste ultime riferite a documenti di gestione firmati da dirigenti. Una mole di “carte” che in parte giustifica il ritardo con cui il tutto è stato consegnato ai commissari, anche in considerazione di una carenza cronica di personale.

Ciò detto, bisogna bene spiegare cosa dovranno valutare i commissari in questi tre mesi di permanenza al comune oplontino.

Dalla visione degli atti dovranno verificare se esistono elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali (nel nostro caso, sindaco, assessori e consiglieri comunali), ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da incidere negativamente sulla funzionalità degli organi elettivi. Si tratta di un atto di alta amministrazione e, come tale, caratterizzato da un’ampia discrezionalità. Per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata.

Ora, non volendo entrare nel merito della valutazione che dovranno fare i commissari dopo aver visionato la mole di documenti a loro disposizione, troviamo però quantomeno risibile l’atteggiamento di chi auspica che il comune di Torre Annunziata venga commissariato. Ricordiamo a quei pochi che ancora non lo sanno, che se ciò avvenisse sarebbe nominata una Commissione straordinaria, formata da tre membri, che durerebbe in carica dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino ad un massimo di 24 mesi in casi eccezionali.

Durante il periodo di scioglimento, i commissari uniscono in sé tutti i poteri degli organi del Comune, ossia sindaco, giunta e consiglio. In virtù di tali poteri possono compiere qualunque atto, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione; tuttavia, non dovendo rispondere agli elettori, difficilmente assumerebbero decisioni di portata strategica.

E qui veniamo al cuore del problema. Nei prossimi anni, i Comuni potranno disporre di risorse mai avute fino ad ora, provenienti dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), attraverso il quale il Governo potrà utilizzare ed erogare fondi per circa 191,5 miliardi di euro stanziati dalla Comunità Europea per effetto della crisi indotta dalla pandemia da Coronavirus.  

Farsi trovare impreparati e privi di progettualità per questa occasione più unica che rara significherebbe la morte definitiva di una città già in piena crisi economico-sociale.

Ecco il motivo per cui tutti noi dovremmo auspicarci che non ci siano le condizioni per un commissariamento del Comune e che in primavera si vada a libere elezioni per poter scegliere i futuri governanti della città.