Il rinvio a giudizio di Alessandro Basciano per l’accusa di atti persecutori nei confronti dell’ex compagna Sophie Codegoni apre una nuova fase giudiziaria, ma non chiude il confronto sulle responsabilità. È su questa distinzione, decisiva tanto sul piano del diritto quanto su quello dell’informazione, che interviene l’avvocato Leonardo D’Erasmo, difensore del dj ed ex concorrente del Grande Fratello Vip.
Dopo l’udienza preliminare di venerdì 16 ottobre al Tribunale di Milano, il legale ha diffuso una nota che richiama il rispetto dei tempi della giustizia e mette in guardia dal rischio che una vicenda ancora da accertare venga trasformata in un giudizio pubblico anticipato.
La giudice per l’udienza preliminare Lorenza Pasquinelli ha accolto la richiesta della Procura, disponendo il processo, la cui prima udienza è fissata per il 20 gennaio 2027. Al centro del procedimento, coordinato dal pubblico ministero Antonio Pansa, vi sono presunte condotte persecutorie risalenti al 2023 e al 2024, che Basciano ha sempre negato. La decisione di procedere al dibattimento non costituisce una dichiarazione di colpevolezza: sarà in quella sede che accusa e difesa potranno confrontarsi sulle prove e sulle testimonianze.
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Il richiamo della difesa e la tutela della figlia
Nella nota, D’Erasmo precisa anzitutto di aver rispettato l’invito alla riservatezza formulato dalla giudice, rinunciando a dichiarazioni all’uscita dal Tribunale. Ma ritiene necessario intervenire dopo le ricostruzioni apparse sulla stampa: «Le ricostruzioni apparse successivamente su alcuni organi di informazione rendono tuttavia necessaria una precisazione: il rinvio a giudizio non costituisce una pronuncia di colpevolezza, ma rappresenta l’apertura della fase processuale nella quale le rispettive tesi potranno essere compiutamente verificate attraverso l’esame delle prove e dei testimoni». La posizione della difesa è affidata a parole nette: «Affronteremo quindi il processo con serenità e con piena fiducia nelle nostre ragioni, auspicando che il procedimento rimanga nelle aule di giustizia e non venga trasformato in un processo mediatico».
L’intervento assume poi un tono diverso, che sposta l’attenzione dalle sole implicazioni processuali alle conseguenze personali dell’esposizione pubblica. «L’udienza di oggi ha avuto anche una dimensione profondamente umana, che sarebbe sbagliato ignorare. Dietro gli atti processuali rimangono due persone che hanno condiviso un legame importante e che, soprattutto, sono genitori di una bambina». Da qui l’appello conclusivo: «È anche per lei che sarebbe auspicabile abbassare i toni ed evitare ogni strumentalizzazione di una vicenda giudiziaria ancora tutta da accertare».


