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Maxi sequestro di beni per oltre 6 milioni a due esponenti del clan Moccia
Confiscate case, terreni, veicoli, rapporti finanziari
Maxi sequestro di beni a due esponenti del clan camorristico dei Moccia. Il Tribunale di Napoli - Sezione Misure di Prevenzione, presieduto dalla dottoressa Teresa Areniello, ha emesso due decreti di sequestro di beni, finalizzati alla confisca, ai sensi della normativa di prevenzione antimafia, nei confronti di Antonio Lucci, 57 anni, e Giorgio Tranchino, 40 anni, eseguiti dagli agenti dell’Area Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Napoli, su proposta del Questore Alessandro Giuliano.
Lucci (detto Tonnino o pazz, cugino dei capiclan Moccia), già sottoposto alle misure di sicurezza della casa di lavoro e poi della libertà vigilata, attualmente in regime di detenzione domiciliare, è pluripregiudicato per reati associativi comuni, lotto clandestino e violazioni in materia di armi, nonché per essersi distinto a capo di un gruppo criminale con origine nel quartiere cittadino di Secondigliano, ma inserito nella storica e potente organizzazione camorristica denominata clan Moccia, egemone nei comuni della prrovincia a nord di Napoli. In tale veste, si è reso responsabile di usura, estorsione e corruzione delle aste giudiziarie nei comuni di Frattamaggiore, Casoria e Afragola.
Il decreto ha disposto il sequestro di un patrimonio per circa 6 milioni di euro, formalmente intestato anche a stretti congiunti dell'uomo, risultati meri intestatari fittizi.
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Seqeustrati a suo carico terreni, appartamenti, veicoli, quote sociali e patrimoni aziendali, ditte individuali e rappoirti finanziari.
Tranchino, invece, è pregiudicato per associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. E' attalmente sottoposto al regime della detenzione domiciliare, scontando la pena definitiva di 8 anni e 4 mesi di reclusione emessa dalla Corte di Appello di Napoli per la partecipazione al clan Moccia, in particolare quale esponente dell’articolazione territoriale di Casoria; in ragione anche del vincolo di parentela con il suocero, proprio Antonio Lucci, Tranchino era deputato ad assolvere alla delicata funzione di intermediario tra il gruppo dirigente e le diverse articolazioni territoriali del sodalizio.
A Tranchino sono stati posti i sigilli a un appartamento e a 6 rapporti finanzieri, per circa 360mila euro.
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