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Attentato contro Sigfrido Ranucci, quattro arresti: "Commando ha agito su commissione"

Attentato contro Sigfrido Ranucci, quattro arresti: "Commando ha agito su commissione"

Nell'ottobre 2025 l'ordigno davanti all'abitazione del conduttore di Report. Contestata aggravante del metodo mafioso. Indagini avanti per svelare l'identità dei mandanti. L'intercettazione: "Sono andato a mettere la bomba, facciamo la storia". I quattro pronti alla fuga all'estero

(9 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

Quattro arresti per l'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia, vicino Roma, quando un ordigno esplose davanti al cancello dell'abitazione del conduttore di Report. Nelle prime ore della mattina, nelle province di Napoli e Avellino, i carabinieri del Comando Provinciale di Roma, insieme con i militari dei Comandi Provinciali competenti, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale (3 in carcere e uno agli arresti domiciliari), emessa dal gip di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 4 persone accusate a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

I quattro arrestati, tra cui una donna, hanno tutti precedenti, sono residenti nei comuni di Nola, Cicciano e Avella, nelle provincie di Napoli e Avellino e hanno tra i 53 e i 22 anni, con precedenti per droga e danneggiamento. Si tratta di Antonio Passariello, residente nel comune di Cicciano, in provincia di Napoli, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino. Dalle indagini è emerso, a quanto apprende l’Adnkronos, che tre degli arrestati hanno effettuato un sopralluogo sei giorni prima dell’attentato mentre sono stati in due a portare l’ordigno poi fatto deflagrare. Il commando avrebbe agito dietro un compenso economico di diverse migliaia di euro.

Le indagini e la cattura

L'operazione (QUI IL VIDEO) è scattata a seguito delle indagini avviate dai carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati dopo l’attentato dinamitardo ai danni di Ranucci, quando un ordigno fu fatto deflagrare davanti al cancello dell'abitazione del giornalista, distruggendo le sue due autovetture parcheggiate e danneggiando il muro perimetrale. L'indagine ha richiesto l'esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l’esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell'azione. In particolare, i rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del R.I.S. di Roma hanno dimostrato che l'ordigno era costituito da una carica detonante composta da "gelatina da cava", dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento del materiale.

Una telecamera installata sulla S.S. 148 “Pontina”, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno nelle ore immediatamente successive all'attentato. L'analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico è stata di assoluto rilievo per le indagini. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.

Commando su commissione, si cercano i mandanti

Il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come "favore" e dietro compenso economico. I mandanti si sono adoperati per garantire supporto per tutelare i presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all'estero.

Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede Sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti. Contestualmente all’esecuzione degli arresti, sono tuttora in corso numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati che potrebbero aver fornito l'esplosivo e garantito il supporto logistico al commando. Le indagini proseguono incessantemente al fine di svelare l'identità dei mandanti che hanno commissionato l'attentato.

L''intercettazione: "Sono andato a mettere la bomba, facciamo la storia"

"La bomba sono andato a mettere là, facciamo la storia", afferma uno dei quattro arrestati in una intercettazione contenuta nell’ordinanza cautelare nell’ambito delle indagini sull’attentato. L’uomo nello stesso dialogo intercettato dai carabinieri afferma di avere agito su commissione: “Mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma e ti fai una bella romana”.

"Ti danno i soldi e ti vai a divertire in Spagna", i quattro pronti a fuggire

I quattro arrestati erano pronti a fuggire all’estero. Dalle intercettazioni emerge infatti la preoccupazione della banda per lo sviluppo delle indagini e la possibilità di poter contare su una rete di appoggio, garantita dagli stessi mandanti dell’attentato, ancora non individuati dalle indagini. Le intercettazioni avvalorano “l’intenso interesse mostrato dai mandanti ad allontanarlo dall’Italia e a fornirgli delle versioni di comodo finalizzate, si badi bene, non a scagionarlo ma esclusivamente ad evitare che loro stessi siano identificati” sottolinea il gip.

In una conversazione del 10 aprile scorso, uno degli arrestati dice di “avere già preso contatti con un soggetto terzo, indicato come ‘quello’, che si rendeva disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio”, in primo luogo il capo della banda, Antonio Passariello, “mediante la predisposizione di risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative.

Gli indagati parlano della possibilità di trasferirsi per un periodo di “10-15 giorni”, con destinazioni in diversi Paesi europei, tra cui Spagna, Austria e Francia”. E’ proprio Passariello però a preferire la Spagna come meta: “Ti danno i soldi e ti vai a divertire… 10-15 giorni… e poi torni… ogni giorno ti caricano i soldi sulla carta” afferma. In particolare si parlava di un’offerta economica continuativa di 200 euro al giorno (‘… vuoi andare un mese in Spagna? Pure 200 euro al giorno te li mandiamo noi …’, a dimostrazione, sottolinea il gip, “dell’esistenza di una rete relazionale idonea a garantire appoggi, coperture e possibilità di spostamento rapido”. Quanto alle modalità per assicurarsi la fuga, il capo della banda suggeriva che “(…) i telefoni non ve li dovete portare proprio (…)” e che occorreva utilizzare schede dedicate, in quanto “(…) ogni volta che la usi chiami, stacchi e la butti (…)”.

"Elementi gravi e precisi"

“Le risultanze acquisite costituiscano elementi gravi, precisi e concordanti per ritenere che” i quattro arrestati “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, scrive il gip di Roma nell’ordinanza cautelare.

“E’ certo che Antonio Passariello è colui che si è procurato la disponibilità dell’autovettura – si legge nell’ordinanza - che si è recato, insieme a Saverio Mutone, a Torvaianica la sera del 16 ottobre 2025 ed è colui che si è occupato della materiale collocazione dell’ordigno”. E sempre lui “ripetutamente, nel corso delle intercettazioni, ammette di essere l’autore del reato e le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro in quelle degli altri coindagati”. Ancora la circostanza che sia stato Passariello “in prima istanza e poi anche Mutone a ricevere l’offerta di allontanarsi dall’Italia è ulteriormente dimostrazione del ruolo di primissimo rilievo ricoperto nell’esecuzione dell’azione delittuosa commessa evidentemente per conto di terzi”.

Pellegrino “è colui che si è occupato dell’approvvigionamento dell’esplosivo, ha preso parte al sopralluogo ed è altamente verosimile che sia anche colui che è stato destinatario diretto dell’ordine di eseguire l’attentato – scrive il gip -. La circostanza infatti che sia lui ad intrattenere in maniera esclusiva i rapporti con i mandanti o comunque con persone ad essi collegati induce a ritenere che sia stato proprio il soggetto contattato e direttamente incaricato di commettere l’azione illecita e che poi ha formato il gruppo composto dal padre, uomo di elevata esperienza criminale, dall’amico Mutone, persona con la quale intrattiene un rapporto di estrema confidenza e vicinanza, e dalla fidanzata Marika De Filippis”.

Il giornalista: "Grazie a investigatori, ora capire dettagli della vicenda"

“Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”, ha intanto commentato Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da 'Agorà Estate', la trasmissione in onda su Rai 3 e condotta da Giulia Di Stefano con Marco Carrara.

“Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le Sim - ha detto Ranucci - Vedremo cosa accadrà ancora”.

"A parte che ero sotto scorta dal 2021, quindi non è che la mia vita sia cambiata molto. Potrebbe cambiare dal 3 luglio quando avrò l'udienza, la prima in sede di mediazione per la querela milionaria di Cipriani, che affronterò senza tutela legale della Rai, ma questo non sarà un problema", ha poi aggiunto, intervistato da Rainews 24.

"Sapevo che il magistrato Carlo Villani e il Nucleo investigativo dei carabinieri stavano lavorando e questa parte dello Stato non mi ha mai lasciato solo e la vorrei ringraziare. - aggiunge Ranucci - Si tratta da quello che ho capito di persone che hanno continuato a mettere ordigni anche dopo averlo messo sotto casa. Quindi voglio ringraziarli di cuore e ringrazio anche la polizia che in questi mesi mi ha tutelato in un perido di grandissime tensioni. E ringrazio anche la mia squadra di Report che ha continuato a svolgere il proprio lavoro senza cedere di un millimetro".

"Da quello che ho capito c'è stato un tentativo di nascondere le prove. Insomma si è mosso un apparato dietro, c'è stata un'organizzazione e vedremo quale. Gli investigatori sono su delle tracce da approfondire e da esplorare da cima a fondo", ha concluso Ranucci.

Ad e Cda Rai: "Grazie agli inquirenti, sostegno al giornalismo d’inchiesta"

"L’arresto dei presunti responsabili dell'attentato dinamitardo ai danni del collega Sigfrido Ranucci è un risultato significativo e rappresenta un passo fondamentale nell'accertamento della verità e nell'affermazione della legalità. La Rai rinnova la piena vicinanza a Sigfrido Ranucci e confida che il prosieguo delle indagini consenta di individuare anche gli eventuali mandanti di un gesto tanto grave e intimidatorio". Così in una nota l'ad Rai, Giampaolo Rossi e il consiglio d'amministrazione dell'azienda.

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