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Tragedia familiare a Camaiore, uccide a colpi di fucile moglie e figlio: "Mi sono liberato di loro"

Tragedia familiare a Camaiore, uccide a colpi di fucile moglie e figlio: "Mi sono liberato di loro"

Allarme lanciato da un familiare, le vittime sono Kathy di 52 anni e il figlio Mirko, di 24 anni

(2 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

Duplice omicidio a Camaiore, in Versilia, dove un uomo di 63 anni, Piero Moriconi, ha ucciso a colpi di fucile da caccia la moglie, Kathy Andreoni, 52 anni, e il figlio, Mirko Moriconi, 24 anni, all’interno della loro abitazione nella frazione collinare di Pieve di Camaiore. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe impugnato l’arma poco prima delle ore 15 aprendo il fuoco in casa contro i due familiari. Dopo la sparatoria si sarebbe poi spostato sul tetto dell’abitazione, dove è rimasto fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che lo hanno successivamente disarmato e arrestato senza che opponesse resistenza.

L’allarme è scattato intorno alle ore 14.30, quando un familiare, dopo aver udito gli spari, ha contattato il 118 segnalando una sparatoria in corso e la presenza di una persona armata sul tetto. La centrale operativa ha immediatamente attivato il protocollo di emergenza, facendo confluire sul posto numerosi mezzi di soccorso e le forze dell’ordine. Sul luogo del duplice delitto sono intervenuti i sanitari del 118 con l’automedica di Viareggio, un’ambulanza della Misericordia di Camaiore, la Croce Rossa di Viareggio, oltre all’elisoccorso regionale Pegaso 3. I carabinieri e i vigili del fuoco sono stati impegnati nelle prime operazioni di messa in sicurezza dell’area.

Una volta resa sicura la scena, il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatare il decesso della donna e del giovane, entrambi raggiunti dai colpi d’arma da fuoco esplosi dal fucile da caccia in uso all’uomo.

Piero Moriconi è rimasto sul posto fino all’arrivo dei militari dell’Arma, che lo hanno poi preso in consegna e arrestato. L’arma utilizzata per il duplice omicidio è stata sequestrata. Tra le dichiarazioni attribuite al 63enne, quella con cui avrebbe commentato il gesto davanti ai familiari e ai vicini accorsi sul luogo della tragedia: “Mi sono liberato di loro”. Le frasi sono ora al vaglio degli inquirenti.

Secondo quanto riferito da alcuni residenti della zona, nei mesi precedenti si sarebbero registrati dissidi all’interno del nucleo familiare, anche se nulla avrebbe fatto presagire un epilogo di tale violenza. Le indagini dei carabinieri proseguono per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e il contesto in cui sarebbe maturata la tragedia, mentre l’area dell’abitazione è stata posta sotto sequestro dalla Procura di Lucca per consentire i rilievi tecnico-scientifici.

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