Un tempo i "preposti" cercavano l'acqua perduta per donarla al popolo; oggi, le fonti pubbliche vengono chiuse nel silenzio generale, lasciando i cittadini senza risposte. È il paradosso che sta vivendo Castellammare di Stabia, dove la storica Acqua di San Giacomo è stata sbarrata all'inizio di agosto, innescando una dura presa di posizione della cittadinanza attiva rimasta, finora, del tutto inascoltata.
La denuncia: fonti chiuse e istituzioni mute
I fatti risalgono a poche settimane fa. Il 4 agosto, un’unica fonte informativa diffonde la notizia della chiusura dell’Acqua di San Giacomo. Nei giorni successivi, di fronte al disorientamento dei cittadini, i rappresentanti dell'associazione Terme per Stabia APS Salus per Aquam, presieduta da Catello Lamberti (guarda il video sotto), decidono di verificare di persona.
Il 14 agosto il sopralluogo sul posto conferma il triste scenario: le fonti sono effettivamente chiuse. Contattati telefonicamente nello stesso giorno, gli uffici comunali – nella persona dell’ingegnere De Martino – confermano che il sigillo è stato apposto dalla GORI, ammettendo però una verità sconcertante: il Comune non ne conosceva le motivazioni.
TORRESETTE AI
Chiedi a TorreSette AI e scopri di più.
Hai domande su questa notizia?
Davanti a questo cortocircuito, l’associazione ha inviato una formale richiesta di chiarimenti tramite PEC indirizzata direttamente alla Commissione Straordinaria del Comune, nelle persone del dott. Dario Caputo, della dott.ssa Mara Moscato e del dott. Maurizio Vallone. Tre le domande cruciali poste ai Commissari, come di seguito riportate, a cui a tutt’oggi non è stato dato alcun riscontro:
Quali motivazioni hanno indotto la GORI a chiudere una fonte pubblica (considerando che lo storico abbeveratoio borbonico di piazza Caporivo, alimentato dalla stessa rete, funziona regolarmente)?
Come può il gestore GORI sospendere un’erogazione pubblica senza nemmeno informare l’autorità Comunale, proprietaria della fonte? Come può un servizio pubblico essenziale essere interrotto senza alcuna comunicazione preventiva o successiva all’utenza?
La lezione del passato: quando la cosa pubblica era un valore
Questo muro di gomma istituzionale stride dolorosamente con la storia di Castellammare. Nell’anno del Signore 1817, un altro prefetto della città, il patrizio stabiano Francesco Longobardi, si trovò di fronte a una "fonte essiccata e a un'acqua perduta". Ma la sua reazione fu opposta: mosso dall'interesse per la collettività, ne curò il ritrovamento e, insieme al talento dell’architetto Pasquale Coppola, la fece scorrere di nuovo per il bene di tutti.
Allora i governanti avevano per davvero a cuore il bene dei cittadini. Oggi, invece, una comunità fiera della propria identità termale si ritrova a dover elemosinare informazioni su un proprio diritto negato, assistendo al silenzio di chi dovrebbe tutelarla.
La pregevole iniziativa di Terme per Stabia APS non è solo una battaglia di trasparenza, ma un atto di resistenza culturale. La richiesta ai Commissari Caputo, Moscato e Vallone è chiara: Castellammare ha diritto di sapere perché la sua acqua è stata tolta, e soprattutto, quando tornerà a scorrere. Pertanto, siamo certi che a breve la Commissione prefettizia assumerà ogni opportuna procedura affinché sia restituita la giusta fruizione di uno storico servizio pubblico.


