A cura di Mario Cardone

Nuovo ritocco all’esecutivo di Pompei? E’ una voce che ogni giorno che passa diventa più fondata. Pare certo che Uliano farà un nuovo ritocco alla sua giunta con lo scopo di completare l’operazione di rimpasto conseguente la recente crisi politica.

E’ insistente la voce di abbandono forzato dell’assessore Margherita Beatrice, al suo posto entrerebbe Marika Sabini che lascerebbe a sua volta libera la poltrona di consigliere comunale ad Aniella Gargiulo, che aveva preso un solo voto in meno di lei alle ultime amministrative. Un giro di poltrone che rientra nella logica della “vecchia” politica. Il sindaco Uliano, dopo il flop clamoroso della sua prima giunta tecnica (durata solo sei mesi), l’ha imposta a cuor leggero, raggiungendo un lusinghiero traguardo (per il guinness dei primati): dodici avvicendamenti in un anno. Il prossimo della serie, se confermato, si giustifica alla luce del passaggio all’opposizione del duo Ametrano-Di Martino, che aveva prima imposto la Beatrice (o la Margherita?) per sconfessarla il giorno dopo. Ne consegue che per dare equilibrio alle forze in campo  e riscontro alle pressioni dei tre consiglieri di Progetto Democratico, cresciuti nel frattempo di peso politico, l’operazione è  oggettivamente fattibile. Anche se puzza di “vecchia politica”, il valzer di poltrone che il sindaco Uliano si appresterebbe a decretare nasce dalla necessità di attribuire più potere a chi ha ricevuto più voti. A questo punto diventa importante fissare un limite condiviso al potere della politica perché per amministrare i cittadini servono non i voti ma doti di professionalità e trasparenza.

Ne deriva che è determinante la valutazione di un primo cittadino che si deve destreggiare con equilibrio tra il consenso della maggioranza ed il rispetto della totalità dei concittadini che pretende eguaglianza su tutti i campi. In altre parole, è necessario separare la fase della decisione (che compete alla politica) da quella dell’amministrazione della città, che appartiene alla sfera della preparazione tecnica e professionale. Vale in questo caso il curriculum. Solo su queste basi si deve scegliere un dirigente. Se il gruppo di Messigno intende realmente, come gira la voce, imporre al sindaco un professionista di suo gradimento come dirigente pro tempore  a Pompei sbaglia, ma l’errore più grosso lo farebbe Uliano a farsi convincere.

Già con l’elezione della commissione paesaggistica il ceto politico pompeiano ha fatto una pessima figura decidendo esclusivamente su basi clientelari. Guai a peggiorare lo stato delle cose utilizzando il criterio dell’appartenenza politica al posto del parametro del merito professionale nell’assunzione del dirigente a termine che serve al  Comune di Pompei per ripianare il vuoto d’organico lasciato da Vitiello. La legge consente in questi casi la  selezione del dirigente “intuitu personae” che non è la formula dell’arbitrarietà. Un sindaco onesto ha il dovere morale e civile di mettere a capo di un servizio amministrativo valido erga omnes (che vale per tutti) un professionista di valore prescelto sulla base di un curriculum di alto profilo, non certo per le amicizie che ha coltivato tra i capi della politica locale. Nella giornata di ieri (10 ottobre) il gruppo di Messigno si è riunito con la sua base. Molti simpatizzanti sono rimasti delusi perché non si è parlato affatto delle manovre del Palazzo. Argomento riservato ad una ristretta cerchia di persone. E’ una dimostrazione che Santa Cascone e compagni evitano i giornalisti per scansare domande scomode ed intrighi di Palazzo. Intanto la base viene informata solo sulle tariffe delle lampade votive e l’avanzamento dei lavori della via Ripuaria. A proposito, come mai non incontra l’impegno  di Progetto Democratico l’iniziativa Fonte Salutare-Premio Maiuri, il cui ritardo potrebbe significare la perdita del finanziamento? Forse perché sollecitato sull’altra sponda del Sarno?