A cura di Mario Cardone

Un comunicato della Soprintendenza archeologica di Pompei ha fatto sapere che sono stati avviati  i lavori di restauro della Schola Armaturarum. L’edificio posto su via dell’Abbondanza, all’angolo con il Vicolo di Ifigenia (Regio III, Insula 3, Civico 6), che fu oggetto del crollo che il 6 novembre 2010 portò, purtroppo in senso negativo, il sito archeologico di Pompei all’attenzione del mondo perché assunse presto nel dibattito mediatico il simbolo della situazione di crisi generale in Italia, ed in particolare della cultura.

L’annuncio che questo “piccolo museo”, contenuto in quello molto più esteso del parco archeologico vesuviano, è stato avviato sulla strada del recupero è motivo di soddisfazione della società civile locale, in primis del ceto scientifico responsabile della sua tutala. In tal senso è da interpretare la dichiarazione del soprintendente archeologo Massimo Osanna. ”Il dissequestro della Schola Armaturarum - spiega - si colloca in un momento storico importante perché espressione della rinascita  del sito che, finalmente, viene percepita dal pubblico e dalla stampa,  ma che soprattutto coincide con attività concrete, quelle dei cantieri del Grande Progetto Pompei e di interventi  a lungo attesi. L’obiettivo finale al quale stiamo lavorando è, al momento,  quello di proteggere le strutture dell’edificio per poi pensare alla migliore soluzione di restauro dello stesso,  che soprattutto consenta al pubblico di continuare a godere tangibilmente - conclude - di un altro pezzo della storia di questa città antica".

Il dissequestro dell’edificio è dello scorso mese di dicembre (era sotto vincolo a causa di un’inchiesta aperta dal tribunale di Torre Annunziata).

Sono iniziati dunque i lavori di recupero di quello che un tempo fu luogo di addestramento alle armi dei giovani pompeani. L’intervento, appaltato all’esterno, riguarda le coperture delle pareti affrescate originali. Vale a dire le porzioni di mura che già si salvarono dal bombardamento del 1943 e che negli anni '50 furono restaurate con il soffitto in cemento armato (altro motivo del crollo insieme alle infiltrazioni d’acqua). Gli interventi di copertura precederanno la messa in sicurezza della Schola, in attesa di valutare la possibilità di ricostruire in futuro le parti crollate, che non sono originali, dopo la loro distruzione con il bombardamento. La struttura di copertura temporanea consisterà in tre ali larghe di circa tre metri, che seguono e inglobano il perimetro dell’edificio storico, con appoggi disposti all’interno dello stesso e lungo il perimetro esterno che sarà schermato da teli microforati in pvc, stampati con testi e immagini così da permettere una buona visibilità interna, una certa schermatura dall’irraggiamento solare diretto alla fruizione e valorizzazione turistica.

La messa in sicurezza dell’edificio prevede anche lavori  di diserbo, la risagomatura di tutto il terreno e la formazione di una trincea drenante retrostante alla parete ovest. Costo degli interventi: circa 80 mila euro. Il Rup (responsabile unico di progetto) è Cesira d’Innocenzo. Ci sono poi, nello staff, il direttore archeologo dei lavori Paolo Mighetto, ed  il direttore operativo archeologo Mario Grimaldi. Il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione è Mariano Nuzzo, e per il rilievo laser scanner l’architetto Raffaele Martinelli.