A cura di Mario Cardone

 “Molte Università ed Enti internazionali hanno chiesto di acquisire il fondo Maiuri a qualsiasi prezzo ma noi non abbiamo ceduto, convinti che si tratta di un patrimonio di grande interesse culturale che deve restare sul territorio”.

Il professore Umberto Pappalardo dimostra con la sua considerazione di non aver ancora digerito la “retrocessione” del fondo Maiuri dal piano nobile al piano terra di Palazzo de Fusco. Parliamo di testi scientifici e culturali, guide turistiche, riviste, effetti personali, lettere, fotografie e appunti di Scavi della biblioteca di Amedeo Maiuri, di proprietà dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli, attualmente ospitati dal Comune di Pompei.

Alla fine il direttore del fondo Maiuri, i suoi collaboratori ed estimatori si sono presi la soddisfazione di vedere lo scienziato umanista (protagonista del carteggio) che ha il merito di aver contribuito alla grande conoscenza, notorietà e tutela di Pompei, Ercolano e degli altri siti archeologici campani nel ventesimo secolo, diventare il punto di riferimento di un prestigioso premio annuale di archeologia, indetto, guarda caso, dalla stessa Amministrazione che è stata così costretta a rivedere nei fatti la sua posizione riguardo al valore indiscutibile di cimeli che rappresentano le orme di un protagonista originale ed appassionato dell’archeologia.

Bisogna indagare tra i suoi  effetti personali e professionali  con la stessa tecnica e perseveranza dell’archeologo, perché gli elementi di un archivio personale, allo stesso modo dei reperti di un parco archeologico, sono lo scrigno inesauribile della conoscenza.

Nel primo caso, dell’animo dei personaggi, nel secondo delle civiltà urbane e rurali. Lo ha spiegato molto bene Michela Sessa (sovrintendente archivistica della Campania e della Calabria) in un convegno di qualche settimana fa, che aveva per oggetto proprio il fondo Maiuri. Il convegno fa parte di un ciclo di incontri previsto dal Premio Maiuri.

Insieme alla sovrintendente è intervenuto Pio Manzo, che ha spiegato il valore dell’iniziativa in corso nella direzione del fondo Maiuri di portare sul web il patrimonio archivistico.

Manzo ha anche illustrato il contributo che con l’attività del fondo viene offerto alla cultura con l’attività continua che esso esprime, che probabilmente è immateriale ma questo non significa che è senza valore.

Alla fine  Fabiana Fuschini (altra protagonista del centro culturale) ha illustrato attraverso scritti autografi e testimonianze sull’illustre umanista l’originalità dell’intellettuale a tutto campo che ancora oggi rimane d’esempio per chi voglia indagare nell’immenso universo delle iniziative archeologiche e culturali (di giornalista, scrittore e docente universitario) a cui Amedeo Maiuri ha impresso la sua impronta.