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Pompei - Bartolo Longo, esempio di carità verso i più deboli. La città reclama il suo Santo

Pompei - Bartolo Longo, esempio di carità verso i più deboli. La città reclama il suo Santo

L'Arcivescovo Caputo: «Lavoriamo ad archiviazione analitica lettere e scritti del Beato»

Aggiornato il (3 minuti di lettura)
A cura della Redazione

«Ho messo da parte qualche euro per avviare l’iniziativa di sistemazione analitica della corrispondenza (si parla di ben 100 mila lettere del Beato, ndr)  e gli scritti autografi del Beato Bartolo Longo». L’annuncio è dell’Arcivescovo Prelato di Pompei Tommaso Caputo nel corso del convegno di lunedì scorso di presentazione del libro di Don Giuseppe Esposito nella sala parrocchiale del Santissimo Salvatore, dal titolo "Bartolo Longo, carità e educazione".

Don Giuseppe ha avuto un buon motivo per emozionarsi perché ha tagliato un traguardo importante in cui ha unito alla funzione di guida spirituale di una comunità parrocchiale esemplare del centro mariano, lo studio della figura di Bartolo Longo con il suo profilo sociale ed umano a cui probabilmente ha legato la sua stessa esistenza con il filo rosso che lo ha portato a rivelare: «Sono anche io figlio di carcerato ma devo ringraziare i miei genitori che mi hanno fatto studiare».

Nella storia del Mezzogiorno, Bartolo Longo occupa un posto di prim’ordine perché il Beato di Pompei, l’impegno per lo sviluppo materiale e morale invece di predicarlo lo ha praticato nelle opere di misericordia a partire dall’accoglienza e l’educazione dei giovani.

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Longo si è palesato professionista forense presto convertito ad iniziative di grande spessore sposate alla devozione profonda alla Madonna del Rosario. Iniziative che lo hanno indotto all’edificazione del Santuario, vero e proprio centro di carità e di assistenza alle famiglie degli emarginati (i carcerati ieri, i migranti oggi), sostenuta dagli oboli dei fedeli alla Madonna del Rosario che hanno formato un’esemplare rete di solidarietà che oggi reclama ad alta voce la canonizzazione di un Santo laico che ha saputo (senza occupare poltrone o rivestire cariche) essere di esempio nella costruzione di un centro mondiale del culto mariano dell'età moderna.

Nello stesso tempo Longo ha trasformato una misera frazione di periferia in una città che oggi, pur se tra mille contraddizioni, rappresenta un riferimento nel panorama culturale italiano, dove la solidarietà cristiana si abbina alla profondità sistemica della cultura occidentale che risiede nel monumento archeologico.

Alla fine gli illustri relatori (Don Franco Galiano ed i docenti universitari Ulderico Parente e Lino Prenna), insieme all’Arcivescovo Caputo, hanno dovuto convenire con Don Pietro Caggiano (ex amministratore del Santuario) che non si deve rischiare di fare un mosaico della personalità di Don Bartolo (soffermandosi esclusivamente sulle influenze che le sue frequentazioni hanno esercitato sulla sua personalità).

«Resta ancora da comprendere la sostanza della personalità di Bartolo Longo». Ha affermato Caggiano. Personalità di prim’ordine che avrà sicuramente contribuito nel forgiare (insieme alla divina Provvidenza) il suo profilo di santità che tutti, a Pompei, si augurano, venga presto conclamato.       

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