A cura di Mario Cardone

Chi comanda nella piazza principale di Pompei? Il Comune, la Chiesa o la Soprintendenza ai beni archeologici, paesaggistici ed ambientali? 

Sono molti a farsi questa domanda dopo l’invito del soprintendente Massimo Osanna (che tutti credevano concentrato sulle problematiche del sito archeologico) a rimuovere i tavolini dei bar dallo spazio antistante il Santuario della Vergine del Rosario, a tutela del paesaggio di contesto di un tempio cattolico di grande rinomanza e richiamo turistico (fino a 5 milioni di visitatori l’anno, con permanenze che però sono spesso limitate al tempo della recita di una preghiera alla Madonna di Pompei).

Il suolo di tutta la piazza, come di tutto il territorio di Pompei, dovrebbe essere (secondo le leggi vigenti) gestito dall’Amministrazione comunale liberamente eletta dai residenti. E che di regola da una parte considera le problematiche paesaggistiche e gli equilibri tra i poteri diversi (alcuni dei quali hanno autorevolezza maggiore dell’Ente locale) mentre dall’altra bisogna tenere conto delle sacrosante esigenze della popolazione che su quel territorio ci deve pur vivere tra i mestieri e le industrie che, se devono essere compatibili col territorio, non devono neanche rappresentare un freno alla libera iniziativa.

Perché Osanna non è riuscito ad ottenere in piazza Esedra (davanti all’ingresso degli Scavi) gli stessi risultati (riguardo all’occupazione di suolo pubblico) che invece potrebbero arrivare a breve nel centro moderno?

Semplice. Nel primo caso le limitazioni (che nello specifico hanno riguardato solo la creazione dell’area pedonale in prossimità degli Scavi) sono state poste in essere da un esecutivo politico, che a parte ogni valutazione di merito, è stato pur sempre espressione degli interessi locali. Nel secondo (al di là del profilo umano e professionale specifico) le decisioni vengono affidate all’iniziativa di un burocrate del Ministero dell’Interno, il commissario prefettizio che guida attualmente l'Amministrazione, che è naturalmente portato ad imporre il rispetto delle leggi senza troppo soffermarsi al merito delle questioni sottostanti che attengono alla materia politica.

E’ questa una considerazione che i pompeiani faranno bene ad aver presente alla prossima tornata amministrativa. A Pompei è necessario eleggere al Comune personaggi autorevoli (dal momento che avranno sempre interlocutori di alto livello). Inoltre è necessario un voto di stabilità (senza vuoti determinati da rovesciamenti di fronti e collusioni con poteri oscuri). 

twitter: @MarioCardone2  

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