A cura di Mario Cardone

Non si fa attendere la replica di Massimo Osanna, direttore generale della Soprintendenza Pompei, alle critiche che i sindacati FLP e UNSA hanno rivolto alla sua direzione degli scavi di Pompei e sui motivi del loro esposto-denuncia  ai carabinieri contro la decisione di aprire i cancelli degli Scavi nonostante la maggioranza dei custodi fosse impegnata in assemblea.

«Le assemblee sindacali vengono regolarmente autorizzate dalla Soprintendenza nel pieno rispetto dei diritti del lavoratore - argomenta il direttore generale nel suo comunicato -.  Allo stesso tempo viene garantita, con gli addetti alla vigilanza non aderenti all’assemblea, l’apertura regolare seppure con la chiusura temporanea di alcuni edifici».

Osanna ha spiegato che giovedì 26 gennaio gli Scavi di Pompei sono stati aperti con i nove custodi che non hanno partecipato all’assemblea, affiancati da alcuni funzionari, ridistribuiti nell’area archeologica al fine di presidiare varchi e punti sensibili mentre il personale Ales si è limitato, come al solito, a presidiare gli edifici precedentemente assegnati alla sua sorveglianza.

Considerato il flusso estremamente ridotto della giornata invernale, è stato possibile fronteggiare l’afflusso limitato di visitatori assicurando la sicurezza del Monumento. Inoltre è stato dato preavviso pubblico della temporanea chiusura di alcune domus come quella degli Amorini dorati così come l’Antiquarium, la Casa del Fauno, di Casca Longus, di Fabius Amandius, le Terme del Foro, il Macellum, le Terme Stabiane, il Lupanare, il Tempio di Iside e l’Anfiteatro, durante le ore di assemblea, sul portale istituzionale e sui punti d’informazione.

Il sovrintendente archeologico di Pompei ha fatto presente nello stesso comunicato la situazione oggettiva di disagio determinata da una assemblea svolta nelle ore di apertura al pubblico degli Scavi mentre sarebbe segno di collaborazione da parte del Sindacato il suo differimento negli orari di chiusura del sito, al fine di evitare disagi ai turisti che si ripercuotono inevitabilmente sull’economia locale.

Osanna ha respinto al mittente anche la polemica riguardo la chiusura delle case restaurate appena dopo l’inaugurazione. Ha disposto invece «la loro apertura a rotazione». «Il sito di Pompei ha registrato tra il 2015 e il 2016 l’inaugurazione per fine lavori di restauro di 28 edifici - spiega Osanna -. E’ un traguardo assoluto per la Soprintendenza di Pompei. In sede di inaugurazione abbiamo annunciato che era necessario far ruotare l’apertura di alcune domus per assicurarne la sicurezza evitando flussi eccessivi alla loro conservazione nel tempo».

Il professore ha poi parlato dell’assenza di dialogo con i sindacati, con l’imposizione di condizioni univoche da parte loro, che non rispettano le esigenze turistiche. Ancora più sterile, secondo Osanna, è l’accusa che i sindacati gli rivolgono sulla frequente assenza da Pompei considerato, come lui stesso assicura, che si è reso spesso disponibile in supervisione sui cantieri del sito, mentre funzionari di direzione (come il direttore del Parco archeologico di Pompei, Grete Stefani) insieme agli uffici amministrativi e di staff della Soprintendenza coprono con la loro attività organizzata il ventaglio delle esigenze di gestione del sito archeologico e dell’Amministrazione della stessa Soprintendenza.

Alla fine nulla risulta contestato riguardo al motivo che ha fatto scattare la mobilitazione sindacale: vale a dire lo stato precario degli uffici che sono ricoperti di amianto, con la pioggia che si infiltra nelle giornate invernali.   

twitter: @MarioCardone2 

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