A cura di Mario Cardone

Dopo l’esecuzione dei lavori di rimozione dei rifiuti dal canale d’irrigazione dismesso, sito in contrada Moregine a Pompei, e affidati alla società New Ecology a fronte del pagamento di 38mila e 500 euro (spesa che naturalmente ricadrà su tutti i contribuenti), è scattata la protesta dei cittadini residenti lungo il tratto successivo.

Parliamo del canale che collega Moregine alla via Ripuaria e dista appena 40 metri da quello che è stato bonificato con la rimozione di 18.846 chili di materiale di ogni genere, comprendente anche tre barre di eternit.

La manifestazione di denuncia ambientale avviata in questi giorni rappresenta l’avvio probabile di un’escalation di denunce dello stesso tipo che interesseranno i “sarrastri” che vivono lungo i chilometri lineari di canali abbandonati da una decina d’anni  dall’Ente di bonifica (Ente localmente impopolare dal momento che si fa vivo solo per il pagamento delle bollette). Gli antichi canali borbonici sono ora diventati veri e propri ricettacoli di spazzatura che galleggia nell’acqua stagnante e puzzolente. 

Nel pressi del canale è partita la protesta con la diffusione di un filmato di denuncia, diffuso sul web dal M5S di Pompei, che ha visto protagonisti, insieme ai residenti, gli attivisti grillini e il loro consigliere regionale Luigi Cirillo, che ha fatto presente: ”Siamo a Pompei.  La stessa Pompei degli Scavi archeologici. Non potete immaginare la puzza che si sente tutt’intorno - dice Cirillo nel video -. I cittadini delle periferie hanno pari dignità di quelli del centro”.

In sintesi la siccità e il caldo di questi giorni amplificano i motivi di allarme dell’emergenza ambientale rappresentata dai cumuli di rifiuti. La domanda è: riuscirà l’amministrazione comunale di Pompei a reperire in tempo utile i fondi necessari per estendere nell’area a rischio epidemia l’intervento di bonifica? A questo punto è necessario citare (oltre l’amministrazione degli enti responsabili) altri due attori interessati al problema inquinamento. Il primo è come, si è detto, l’Ente di bonifica. E’ possibile che non possa arrivare un suo sostegno all’iniziativa che deve essere urgentemente intrapresa (per esempio utilizzando eventuali forze lavorative inattive per il prelevamento dei rifiuti). Il secondo attore è formato dal nucleo abitativo interessato dal fenomeno inquinante di ogni canale. I recenti roghi criminali hanno dimostrato che è tempo di mettere in moto iniziative di cittadinanza attiva che non si fermino alla denuncia all’Ente responsabile (Comune o Regione) per risolvere i problemi quando si manifesta il pericolo per la salute. E’ necessaria (specie per la salute dei bambini) la formazione di vere e proprie sentinelle del territorio pronte a fermare e denunciare coloro che inquinano il suolo, l’aria e le acque alle forze dell’ordine.

twitter: @MarioCardone2

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