A cura di Mario Cardone

Una consolidata prassi politica prevede che il giorno successivo alla proclamazione della giunta già inizino le critiche sulla sua composizione, accompagnate da riserve sulla sua durata. Sorprende che frequentemente i commentatori sono parte dei protagonisti del giorno prima. Il dibattito che si apre, a questo punto, vale come segnale di partenza per le manovre tendenti al rimpasto dell’esecutivo, che significa opportunità di rivalsa per gli esclusi al primo turno.

La visita di venerdì scorso del consigliere regionale PD Antonio Marciano a Palazzo De Fusco, se da un lato  puntava alla tutela del gruppo di Alternativa Popolare che, con Raffaele De Gennaro, è entrato in consiglio comunale ma è stata escluso dalla trattativa sulle poltrone del governino pompeiano, dall’altro lato ha aperto un varco alle iniziative parallele delle altre componenti di maggioranza “scartate” al primo giro di consultazioni. Il chiarimento di Marciano ed i suoi amici pompeiani avuto con Amitrano si limitava agli equilibri locali del PD. Ne consegue che mentre la componente di riferimento del capogruppo regionale Mario Casillo (collega e rivale di Marciano) è entrata nella stanza dei bottoni (e alla presidenza del consiglio comunale), gli altri iscritti democratici che hanno concorso (e vinto) con due liste obiettivo ed altre formazioni alla campagna elettorale sono stati lasciati fuori la porta. E’ chiaro a tutti, a questo punto, che la conversazione che doveva essere interna al partito di Marciano è diventato (involontariamente?) un assist per i “piccoli” della coalizione Amitrano, vale a dire i consiglieri ed i sostenitori delle liste elettorali di “fascia bassa”,  che si sono sentiti penalizzati dalla ridondanza degli  incarichi affidati al Partito Democratico e alla lista “Amici insieme per Pompei”.

Amitrano ha oggettivamente rispettato gli equilibri politici nel conferimento degli incarichi, valorizzando il sostegno elettorale che ha ricevuto in chiave democratica, facendo partecipare tutti (tramite i rispettivi portavoce) alle proposte sui candidati per la giunta, diversamente dagli anni precedenti, quando l’esclusiva non è stata riservata agli eletti.

Nella trattativa successiva però Amitrano ha ceduto alle pressioni delle due liste più votate rilasciando a loro deleghe che gli altri hanno ritenuto eccessive. Le critiche maggiori, che partono anche dalla società civile, riguardanti la qualità della giunta, è che  il primo cittadino, contrariamente alla fermezza sostenuta nell’assegnazione degli assessorati, non ha parimenti preteso dalle due più forti formazioni alleate la chance della seconda scelta. Vale a dire una rosa di nomi, non un’indicazione blindata.  

Sul piano pratico dopo queste riserve sono partite manovre di trasformismo politico che, con la formazione dei gruppi consiliari, ha creato i presupposti per i “piccoli” di poter aspirare ad una maggiore considerazione alla prossima occasione, quando sarà suggerito il criterio di spartizione delle poltrone  basato sulla pari dignità politica.

In conclusione dopo la fase elettorale se ne apre una politica, basata esclusivamente sulla rappresentanza. Sarà condivisa dal clan dei “ciclopi” tale impostazione?