A cura di Mario Cardone

Mobilitare la società civile pompeiana, a partire dal ceto politico dirigente, è l’obiettivo del convegno che si è tenuto domenica 22 aprile nella storica chiesetta rurale della Madonna dell’Arco in contrada Civita Giuliana a Pompei.

Il tema dell'incontro, promosso dall'associaizone Pompei Civita, era la riqualificazione della contrada vesuviana erede di un paesaggio incontaminato, su cui si intende attivare la leva della valorizzazione turistica che necessita dell’apertura di Porta Vesuvio al Parco Archeologico di Pompei quale ingresso agli Scavi dell’area nord, in direzione Vesuvio ed ai confini di Boscoreale.

Il progetto di sviluppo della buffer zone rientra nel piano di gestione Unesco dell’Unità Grande Pompei e riguarda la comunità di 500 residenti suddivisi tra 107 case private e 150 palazzine a residenza multipla, site in un territorio che è icona della memoria archeologica collettiva e si articola tra antiche masserie, vigneti ed agrumeti. La “Contrada Civita Giuliana”, ubicata in un ameno paesaggio agreste, sulla collina a ridosso degli Scavi di Pompei, tra mare e Vesuvio, deve a fattori climatici ed ambientali privilegiati il valore incomparabile di una potenziale offerta turistica che non ha pari ma che abbisogna della tutela della politica, invocata per l’occasione da Michele Fiorenza (presidente dell’associazione Pompei Civita) che ha messo in evidenza che la creazione del percorso paesaggistico vesuviano a Civita rientra nel “pacchetto ideale” degli albergatori del centro di Pompei, come attrazione paesaggistica a due passi dall’albergo prescelto per le vacanze.

La richiesta di apertura del quarto ingresso al sito archeologico ha trovato, per ora, una risposta interlocutoria da parte del MIBACT. «Dovremo opportunamente valutare la proposta». E’ stata la replica secca dell'organismo centrale, facendo nascere l’esigenza della mobilitazione popolare a sostegno della istanza e la solidarietà politica del sindaco Pietro Amitrano, che ha parlato del rapporto di grande collaborazione che il Comune intrattiene con la Chiesa locale e il Parco Archeologico.

«Ci vediamo una volta al mese per discutere le problematiche di Pompei e cercare una soluzione comune ai problemi della città», ha detto il primo cittadino. Che ha, poi, dovuto difendersi dalle stilettate cortesi che gli ha inflitto Sandro Staiano, suo predecessore nella fascia tricolore, che ha descritto un quadro impietoso della realtà di Pompei, sia per l’economia che per l’urbanistica. «Ho lasciato l’incarico di sindaco nel 1999 sul preliminare del Puc e devo constatare che siamo rimasti fermi a quello stadio».

«Infrastrutturazione e integrazione» è la ricetta consigliata dal docente della Federico II, che auspica che si possa far tesoro degli errori commessi negli ultimi anni. E’ toccato la capogruppo Pd al Consiglio regionale della Campania, Mario Casillo (referente del Grande Progetto Pompei) illustrare nei dettagli la potenzialità del progetto ed il relativo impatto positivo sullo sviluppo economico del territorio se si privilegia il turismo al posto delle logiche speculative.

La conclusione è stata della neo senatrice M5S Virginia La Mura, che nella logica della visione più ampia propria del livello superiore del suo impegno politico, ha auspicato la collaborazione tra le varie comunità locali, parti della cosiddetta buffer zone, insieme alla cura dei fattori ambientali, quali la qualità delle acque marine e fluviali ed il verde della pineta del Vesuvio, come chiave di volta per lo sviluppo sostenibile, «Bisognerà valutare con la Gori la qualità delle acque di scarico a mare e mettere eventualmente in campo le migliori iniziative per cercare di migliorare la situaizone a vantaggio del turismo ma anche della salute di tutti».

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