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Pompei - "Alcesti", il ritorno impossibile. Filippo Dini riscopre Euripide tra amore, sacrificio e destino

Pompei - "Alcesti", il ritorno impossibile. Filippo Dini riscopre Euripide tra amore, sacrificio e destino

Dal 3 al 5 Luglio al Teatro Grande un'opera scritta 2400 anni fa ma che sorprende per la sua attualità

(4 minuti di lettura)

Il 3, 4 e 5 luglio alle ore 20 torna in scena al Teatro Grande del Parco Archeologico, nell’ambito della rassegna “Pompeii Theatrum Mundi”, il capolavoro di Euripide “Alcesti” nella produzione dell'INDA e del Teatro Stabile del Veneto. Una regia che legge il mito alla luce delle inquietudini contemporanee, restituendo tutta la forza di un testo che continua a interrogare il nostro tempo. Alcesti, scritta oltre duemilaquattrocento anni fa, è una tragedia che sfugge alle convenzioni del genere e che ancora oggi sorprende per la sua modernità.

Non racconta soltanto il sacrificio di una donna, ma mette in discussione il significato stesso della vita, della morte e dell'amore, lasciando lo spettatore sospeso tra il dolore e la speranza. La vicenda prende avvio da un patto impossibile. Apollo concede al re Admeto di sfuggire alla morte, purché qualcun altro accetti di morire al suo posto. È una possibilità che nessuno vuole assumersi, tranne Alcesti, sua moglie, che sceglie liberamente di sacrificare la propria esistenza per salvare quella dell'uomo che ama. Da quel momento il dramma si addentra nei territori del lutto e della responsabilità, interrogando il valore del sacrificio e il peso della sopravvivenza. Ma Euripide sorprende ancora.

Quando la tragedia sembra aver raggiunto il suo culmine con la morte della protagonista, irrompe sulla scena Eracle. Il suo ingresso modifica radicalmente il tono del racconto: l'eroe affronta Thanatos, la Morte, e riesce a riportare Alcesti dal regno dell'Ade. È uno dei finali più enigmatici dell'intero teatro greco, perché il ritorno non coincide con una restaurazione dell'ordine perduto. La donna che riappare è profondamente cambiata, segnata da un'esperienza che nessun essere umano dovrebbe conoscere.

È proprio questa frattura a interessare Filippo Dini. Nelle note di regia l’artista individua in Alcesti una delle prime e più profonde meditazioni occidentali sul senso della morte. Una tragedia che, pur approdando formalmente a un lieto fine, lascia intatto il senso dell'inquietudine. Il riferimento dichiarato a Psycho di Alfred Hitchcock non è soltanto una suggestione cinematografica. Come il regista americano elimina la protagonista nel cuore del film, così Euripide fa morire Alcesti a metà dell'opera, spostando improvvisamente il centro della narrazione. Da quel momento il dramma cambia natura, mescolando tragedia e ironia, sacro e quotidiano, fino a rendere incerti i confini stessi del genere teatrale. Nella lettura di Dini emerge con forza anche la figura di Ananke, la Necessità, presenza invisibile che domina il pensiero tragico greco. È il destino che nessuno può sciogliere, neppure gli dèi, e che costringe ogni personaggio a confrontarsi con i limiti della propria libertà. L'aspetto forse più attuale della tragedia risiede però nella figura di Alcesti. Il suo sacrificio non viene presentato come un gesto retorico o edificante, ma come un'esperienza radicale che attraversa il dolore e ne porta per sempre il segno. La donna che ritorna dall'Ade non è più quella che aveva salutato il marito. Ha conosciuto l'orrore della morte e ne custodisce il mistero.

Per Dini questa trasformazione richiama inevitabilmente il lungo cammino delle donne nella storia, segnato da violenze, sacrifici e continue rinascite. A sostenere questa visione contribuisce un allestimento essenziale e rigoroso. Le scene di Gregorio Zurla, i costumi di Alessio Rosati, il disegno luci di Pasquale Mari, le musiche originali di Paolo Fresu e i movimenti scenici di Alessio Maria Romano costruiscono uno spazio sospeso, nel quale il mito dialoga costantemente con il presente.

Sul palcoscenico, accanto a Filippo Dini, recitano Deniz Ozdogan nel ruolo di Alcesti, Aldo Ottobrino come Admeto, Denis Fasolo nei panni di Eracle, Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos), Sandra Toffolatti (Ancella), Bruno Ricci (Servo) e Carlo Orlando come Capo Coro, insieme a un coro che restituisce la dimensione collettiva del pensiero tragico. Più che raccontare una vicenda antica, Alcesti continua a interrogare il presente. Cosa significa scegliere per amore? Qual è il prezzo della sopravvivenza? Sono domande che Euripide lascia aperte e che la regia di Filippo Dini restituisce nella loro complessità, senza cercare risposte consolatorie. È questa la forza dei classici: cambiano gli spettatori, mutano le epoche, ma resta intatta la capacità di illuminare le contraddizioni dell'essere umano.

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